Cronaca

Trivellazioni in Puglia, Northern Petroleum ci riprova

L'azienda ha ottenuto dal Ministero per l'ambiente l'autorizzazione a procedere in altre due concessioni, Giove e Rovesti, tra Monopoli ed Ostuni. D'Orsogna: "Le comunità locali si oppongano"

Foto d'archivio.-17

BARI - Il rischio "trivellazioni" in Puglia non sembra affatto risolto, anzi. La Northern Petroleum ha annunciato in data 28 luglio 2011 di avere ottenuto dal Ministero per l'Ambiente l'autorizzazione a procedere in altre due concessioni nel Salento/barese, Giove e Rovesti, dando inizio alle proprie ispezioni sismiche ad ottobre 2011.

Northern Petroleum (secondo quanto riportato anche da Maria Rita D'Orsogna, professoressa italo-americana, docente alla California State University a Northridge), ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Sarebbero nove le concessioni in giacenza presso il Ministero dell'Ambiente e dei Beni culturali per l'approvazione di ispezioni sismiche e per la successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni.

L'area interessata si estende per oltre seimila chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca. La Northern Petroleum avrebbe, dunque, ottenuto di recente il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'air-gun nell'area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio, chiamati Rovesti e Giove. Il direttore resposabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, sostiene che per la società l'esplorazione dell'Adriatico Meridionale sia "una priorità" e che la ditta intenda procedere velocemente con l'air-gun in modo da identificare i siti da trivellare già all'inizio del 2012.

Anche nella provincia di Lecce ci sono simili permessi in giacenza, ma ad uno stadio meno avanzato. In cosa consistono praticamente le ispezioni sismiche? Sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Secondo quanto spiega l'esperta docente "sono dannosi al pescato, al delicato equilibrio marino e alla vita dei cetacei che spesso possono spiaggiare. Soprattutto sono il primo passo verso la petrolizzazione dei mari del salentino e del barese, che si concluderà, secondo le intenzioni della Northern Petroleum, con l'installazione di almeno nove piattaforme a mare".

"Inevitabilmente - aggiunge -, queste porteranno con sé perdite di petrolio e rilasci di materiale inquinante, dannoso a pesci e all'uomo, e la possibilità di disastrosi scoppi e incidenti". Si stima che i campi Rovesti e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualità. In Italia, il consumo giornaliero sarebbe di circa 1 milione e mezzo di barili, per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficiente al paese per poco più di un mese.

"In più - sostiene la D'Orsogna -, nulla vieta alla Northern Petroleum di vendere il suo petrolio sul libero mercato. La legislazione italiana prevede l'interdizione alle trivelle a nove chilometri da riva, mentre nei pressi di aree protette il limite arriva a 22 chilometri dalla costa. Per contro, su tutto il litorale di California e Florida il limite è rispettivamente di 160 e 200 chilometri, per proteggere turismo e pesca".

Infine, le royalties per le estrazioni dai mari italiani sono solo il 4% del ricavato, a fronte di tassi che in Norvegia ad esempio, arriverebbero all'80% del totale. Le estrazioni di petrolio, nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e delle Tremiti da parte dell'irlandese Petroceltic porteranno al "deterioramento della salute del mare, del turismo, dell'economia e in ultima analisi della qualità di vita dei cittadini": pertanto "invitiamo le comunità costali della Puglia - afferma la D'Orsogna - a prendere conoscenza della problematica e ad attivarsi presso il Ministero dell'Ambiente per opporsi in maniera ufficiale ai propositi della Northern Petroleum".

Per farlo, è possibile inviare osservazioni di contrarietà come previsto dalle norme europee e secondo le quali per progetti di così forte impatto ambientale, l'opinione del pubblico e di enti locali risulta vincolante: "Sconfiggere i petrolieri - ribadisce la docente - è possibile, come dimostrano diverse vittorie in altre comunità italiane. L'ingrediente più importante è di gran lunga l'informazione e la partecipazione popolare".

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