Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Truffa aggravata con i fondi pubblici, prescritti i reati nel processo Filanto

In otto erano finiti a processo nell’ambito dell’operazione “Old machine”. Il giudizio prosegue per le persone giuridiche

LECCE – Si chiude con una sentenza di prescrizione il processo alle otto persone coinvolte nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Antonio Negro nell’ambito dell’operazione “Old machine”, legata alla Filanto Spa di Casarano, la più nota società specializzata nella produzione delle calzature del Salento. Il processo prosegue solo per le persone giuridiche. L’ipotesi di reato era di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni della Regione Puglia e dell’Inps. Si tratta di un’inchiesta avviata nel 2009, riguardante le sovvenzioni pubbliche erogate dalla Regione nell’ambito del Programma operativo regionale “Por Puglia 2000/2006, misura 4.1, azione d) Pia” (Pacchetti integrati di agevolazioni) al Consorzio produttori salentini calzature di Casarano.

A giudizio erano finiti Sergio Antonio Filograna, presidente del Consiglio di amministrazione della Filanto spa; sua sorella Maria Antonietta Filograna, uno dei legali rappresentanti del Consorzio; Antonio Filograna, 35 anni, legale rappresentante della Tecnosuole; il consigliere provinciale Gabriele Caputo, in qualità di legale rappresentante della Iris Sud; Anna Lupo, legale rappresentante del Tomaificio Zodiaco; Antonia Montedoro, legale rappresentante della Italiana Pellami e i legali rappresentanti che si sono succeduti alla Iris: Giuseppe Baiardo e Silvia Perico. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, Cosimo Finiguerra, Francesco Paolo Sisto e Marcello Marcuccio.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, svolte dal Gruppo tutela spesa pubblica della finanza, gli imputati, in violazione del bando di concessione del finanziamento regionale, avrebbero posto in essere un’operazione finalizzata a scorporare veri e propri rami d’azienda della Filanto (riconducibile al defunto patron Antonio Filograna), per trasferirli alle società aderenti al già citato Consorzio, formato da Tecnosuole Srl, Tomaificio Zodicaco Srl, Italiana Pellami Srl e Iris Sud Srl, tutte con sede a Casarano, per consentire a queste ultime di aderire al Por ed ottenere contributi per circa 4 milioni e mezzo di euro, altrimenti non spettanti. La Filanto, infatti, società di notevoli dimensioni, non aveva i requisiti soggettivi necessario, in quanto non definibile pmi (piccola e media impresa).

I finanzieri hanno anche accertato che le società consorziate non avrebbero goduto dei requisiti oggettivi, dato che non sarebbe stato realizzato alcun nuovo impianto, come previsto dal programma d’investimento, limitandosi ad utilizzare beni strumentali già nella disponibilità della Filanto (da cui il nome dell’operazione, “Old machine”, cioè “vecchio macchinario”).

Sempre stando agli esiti dell’inchiesta, gli indagati avrebbero smobilizzato gli asset della Filanto, la quale avrebbe così ottenuto le necessarie liquidità per fornire ai responsabili delle società consorziate i mezzi finanziari per comprovare le disponibilità finanziarie utili a ottenere le erogazioni pubbliche. Le consorziate, infatti, ottenuti i contributi regionali avrebbero “restituito” le liquidità alla Filanto.

La ricostruzione di queste operazioni finanziarie non è stata semplice, per via dell’interposizione di una società fiduciaria di Milano, utilizzata, secondo gli investigatori, per ostacolare la riconducibilità diretta della Filanto alle imprese consorziate. Le quali, per fruire degli sgravi contributivi, pari a circa 6 milioni di euro, previsti dalla legge numero 233/91 in materia d’incremento occupazionale, avrebbero assunto dipendenti precedentemente licenziati dalla Filanto. Per l’esattezza: 165 sarebbero confluiti in Tecnosuole, 210 in Topmaificio Zodiaco e ventitré nella Italiana Pellami.

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