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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca Sannicola

Truffa all’Inps per la pensione di invalidità: condannata una coppia

Cinque anni e mezzo sono stati inflitti a un 57enne di Sannicola accusato di aver raggirato la Commissione medica, presentandosi durante la visita sulla sedia a rotelle e manifestando malesseri che si sarebbero rivelati inesistenti. Condannata anche la compagna, presunta complice

SANNICOLA - Si presentò sulla sedia a rotelle, dinanzi alla Commissione del centro medico legale dell’Inps di Casarano, manifestando crisi di pianto e vuoti di memoria, ma stando alle indagini e al processo, si sarebbe trattato solo di una messinscena finalizzata ad ottenere il riconoscimento dell’invalidità al 100 percento (a fronte di un’effettiva invalidità del 40 percento) e l’indennità di accompagnamento. Per questa vicenda ieri è stato condannato a cinque anni e mezzo di reclusione Antonio Nardelli, 57 anni, originario di Manduria ma domiciliato a Sannicola, oltre che all’interdizione dai pubblici uffici per l’intera durata della pena. Insieme a lui è stata riconosciuta la responsabilità anche della compagna Rita Elisabetta Toma, 50, di Galatina, alla quale sono stati inflitti tre anni e sei mesi.

La sentenza è stata emessa dalla giudice Bianca Maria Todaro, alla quale la pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Massimiliano Carducci, aveva invocato cinque anni e otto mesi per lui e tre anni e otto mesi per lei.

Erano accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico in atto pubblico e ricettazione. Questo in considerazione del fatto che, stando agli accertamenti svolti dai militari della Guardia di finanza che filmarono l’uomo mentre si muoveva senza ausili, tra l’agosto del 2015 e il giugno del 2017, la coppia avrebbe percepito un indebito contributo assistenziale di circa 19mila euro (290 euro mensili per invalidità civile; 506-515 mensili per indennità di accompagnamento), con correlativo danno all’Inps. Non solo. L’inchiesta racconta pure che Nardelli, attraverso la documentazione sanitaria ottenuta attraverso il raggiro, avrebbe ottenuto l’esonero totale del pagamento delle tasse all’Università di Camerino per l’anno accademico 2015/2016.

Il verdetto ha riconosciuto un immediato risarcimento da parte di entrambi gli imputati, pari a 5mila euro ciascuno, nei riguardi della Asl, parte civile al processo con l’avvocato Alfredo Cacciapaglia, e dell’Università di Camerino, rappresentata dall’avvocato Antonio Filograna. Il resto sarà quantificato e liquidato in separata sede.

Non appena saranno depositate le motivazioni, gli avvocati difensori, Anna Elisa Prete e Americo Barba, valuteranno il ricorso in appello.

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