Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Truffa bancaria: conto da 5mila euro, documenti falsi

Indagato un vegliese 40enne, residente a Lecce. I carabinieri hanno scoperto il raggiro per caso ed hanno aperto un'inchiesta che rischia di coinvolgere altre persone. Le tessere erano quasi perfette

Tenta il raggiro allo sportello bancario, ma ha la sventura di essere controllato a vista da un carabiniere in borghese. Non che fosse stato seguito. Semplicemente, il suo atteggiamento, al momento di chiedere informazioni sull'apertura di un conto corrente è apparso talmente sfuggente ed ambiguo da aver attirato l'attenzione di un militare che passava di lì giusto per effettuare un'operazione allo stesso sportello. E da un sospetto ne è nato un caso, che potrebbe vedere coinvolte numerose persone. L'indagine non è che all'inizio. La punta dell'iceberg di un sistema più ampio? E' quanto stanno cercando di appurare i carabinieri della compagnia di Lecce, partendo da una scoperta casuale avvenuta martedì scorso in una filiale di una nota banca del capoluogo.

L'uomo, E.G., 40enne originario di Veglie, ma residente a Lecce, presentatosi come imprenditore con una non meglio classificata specializzazione nel ramo economico (alla cassiera che lo incalzava di domande non avrebbe svelato la sua effettiva occupazione), avrebbe voluto accendere un conto, con un primo versamento di tutto riguardo: 5mila euro in contanti. Come documento di'identità, il 40enne vegliese ha quindi esibito una patente in formato tessera, del tipo nuovo, ovvero plastificata, accompagnata da una tessera sanitaria, anche questa di modello recente. Durante le operazioni di registrazione, però, il carabiniere, alle sue spalle in abiti civili e fuori servizio, non ha potuto fare a meno di ascoltare la conversazione.

Il militare ha iniziato ad insospettirsi dall'atteggiamento del sedicente imprenditore: garbato, ma schivo, quasi a voler eludere le domande della cassiera. Avrebbe infatti dichiarato di aver bisogno di un nuovo conto perché doveva recarsi all'estero ed effettuare diverse operazioni, ma senza fornire indicazioni precise in merito alla sua attività imprenditoriale. Lo strano comportamento è bastato per far scattare un accertamento, in tutta discrezione. Approfittando dei tempi burocratici per aprire il conto, il militare ha avvisato i colleghi della compagnia. Nel frattempo, dopo l'operazione l'uomo si è allontanato dalla banca a bordo di una fiammante Porsche Carrera, della quale è stato rilevato il numero di targa.

Già le prime verifiche hanno fatto emergere dubbi e perplessità. Infatti la patente presentata non coincideva all'identità dell'imprenditore: il numero corrispondeva ad una persona dallo stesso cognome, risultata titolare della Porsche, ma con un nome di battesimo diverso e con data di nascita vicina nel tempo, ma non uguale. Il fatto più curioso (una pecca del falsario, probabilmente): la data di rilascio della patente corrispondeva ad un sabato. Ovvero un giorno festivo per gli uffici della Motorizzazione civile. Da qui sono scattati gli approfondimenti anche con la collaborazione dei colleghi della stazione di Veglie, suo paese di origine, dove è stata acquisita la foto, corrispondente grosso modo a quella dell'asserito imprenditore. Gli elementi per far scattare immediatamente un'indagine c'erano tutti: all'autorità giudiziaria è stata inviata un'informativa per condividere la strategia operativa. E ieri mattina, ad attendere l'imprenditore in banca, c'erano anche i carabinieri. Quando si è presentato per accendere il conto è stato bloccato e condotto in caserma dallo stesso militare che si trovava nell'istituto di credito quel giorno.

Sono seguiti i controlli e le perquisizioni all'interno della lussuosa autovettura e nell'abitazione leccese. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che l'uomo corrispondeva alle generalità del proprietario dell'auto, E.G., del '67, già titolare di attività commerciali. Le generalità sui documenti però corrispondevano ad A.G., sempre del '67, a cui era associato un codice fiscale inesistente. L'uomo ha provato a dare un spiegazione, dicendo che essendo stato in passato titolare di un'attività commerciale caduta in fallimento, non avrebbe riscosso più credito presso gli istituti bancari e per questo avrebbe cercato con raggiri liquidità per avviare nuove attività.

Una storia che gli investigatori hanno ritenuto poco credibile. I carabinieri pensano infatti che il conto corrente fosse destinato ad acquisire beni in maniera truffaldina. Durante la perquisizione sono stati rinvenuti documenti originali intestati al 40enne, ma anche denaro contante, 7mila euro, e 30 assegni tratti da un altro conto corrente per un valore complessivo di 60mila euro, emessi a favore di una società a responsabilità limitata di cui l'uomo, con le generalità genuine, sarebbe responsabile commerciale. Tutti assegni di importo modesto, dai mille ai 3mila euro, per non destare particolare sospetto. Si trovavano nella borsa contenuta nella sua autovettura. I documenti sono stati trovati invece nella sua abitazione di Lecce.

Messo alle strette, l'uomo ha fornito buone indicazioni sulla provenienza dei documenti falsi, acquistati sulla piazza del capoluogo, per un corrispettivo di 300 euro ciascuno. Si tratta di materiale di ottima qualità, realizzato con tanta competenza da apparire reale, forse sfornato da macchinari professionali, che non si esclude possano risultare rubati. Durante i controlli è stata trovata anche una carta di credito, intestata ad un'altra persona. Gli inquirenti ritengono che il falsario possa avere le ore contate. Ed i fronti d'indagine sono ora due, perché nel contempo proseguono anche gli accertamenti sulle società collegate al 40enne per verificare le attività economiche svolte, gli introiti e le eventuali altre persone coinvolte. Al momento il vegliese è stato indagato a piede libero per tentata truffa, per uso e possesso di documenti falsi e dichiarazione di false generalità. Oggetti e soldi sono stati sequestrati.

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