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Truffa con le ferie, prosciolto l’ex sindaco e a processo l’ex dirigente

Per il giudice Sergio Tosi, Costantino Giovannico, già primo cittadino di Lizzanello non ebbe alcuna responsabilità nella vicenda di cui invece dovrà rispondere dal banco degli imputati Antonio Petrelli

LIZZANELLO - Carte false per consentire a un dirigente del Comune di Lizzanello di ottenere la liquidazione di ferie non godute per una somma di oltre 12.500 euro. E’ questo il cuore dell’inchiesta avviata due anni fa dalla Procura di Lecce nei riguardi dell’ex sindaco Costantino Giovannico, 65 anni, e Antonio Petrelli, 70 anni, all’epoca dei fatti dirigente del Servizio economico finanziario.

Non hanno retto però le accuse nei riguardi del primo cittadino che all’esito dell’udienza preliminare è stato prosciolto “per non aver commesso il fatto” dal giudice Sergio Tosi, mentre per il secondo è stato disposto il processo.

Abuso d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: questi i reati sui quali aveva indagato il pubblico ministero Massimiliano Carducci che, nel maggio di due anni fa, agli albori dell’inchiesta, incaricò gli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Lecce di eseguire una perquisizione negli uffici del Municipio, all’esito della quale furono sequestrati file e documenti.

Il giudice Tosi ha osservato che Giovannico non autorizzò il periodo di ferie richiesto dal dipendente comunale per ragioni oggettivamente impeditive, ne tanto meno poteva ipotizzare che la domanda potesse essere preordinata ad un successivo futuro pagamento della indennità sostitutiva in favore del dirigente comunale, una volta che fosse andato in pensione il 24 novembre 2014.

Nella motivazione della sentenza di proscioglimento, si sostiene inoltre che l’ex primo cittadino “non ha compiuto e non ha concorso al compimento di alcun atto di falsificazione in relazione alla domanda di ferie del ragioniere Petrelli, essendo il diniego delle ferie non solo giustificato alla luce dei fatti ma anche sorretto da norme del contratto collettivo. Per altro verso, è del tutto evidente che se avesse concesso quel lungo periodo avrebbe violato la norma sopra citata, poiché la funzionaria responsabile del personale nel febbraio 2015, dopo la pensione di Petrelli, ha monetizzato 53 giorni di ferie non godute e i 120 giorni richiesti dal dipendente, con la domanda del giugno 2014”.

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