Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca Rudiae / Via della Ferrandina, 1. Prov.le Lecce-Novoli

Finti ispettori con la passione dell'antiquariato. E per due scattano le manette

Una 50enne, assieme ad un uomo di 49 anni, si è spacciata per funzionaria della Asl presso una cooperativa sociale, operante nella compravendita di mobili. Contestando irregolarità sanitarie, la coppia ha preteso denaro e merce

LECCE - Non vi era alcun motivo per il quale non le si dovesse credere. A riprova della sua autorevolezza, anche un badge con tanto di nome, Antonietta Sauro, ed ente di provenienza: Regione Piemonte, Azienda ospedaliera San Giovanni Battista di Torino. Il tutto rigorosamente partorito dalla fantasia della donna che, assieme ad un altro finto impiegato, si sarebbe spacciata per  funzionaria della Asl. Il nome, almeno quello, era autentico, come la provenienza della donna: la 50enne, originaria di Settimo Torinese e il suo "collaboratore", Antonio Invidia, 49enne residente a Novoli, sono stati arrestati dalla polizia con l'accusa di truffa aggravata consumata e falsa dichiarazione a pubblico ufficiale. 

Poco dopo mezzogiorno, nella giornata di sabato, gli agenti di polizia della Sezione volanti  sono infatti intervenuti al civico 1 di via Ferrandina, sede della cooperativa sociale  "Il Mandorlo", impegnata nella compravendita di arredamento di seconda mano, dopo una segnalazione del responsabile, insospettito dai movimenti della coppia. Anche sull'auto utilizzata, una Fiat Panda di colore bianco, appartenente al 49enne, era stato posto un talloncino plastificato, con il nome della finta ispettrice impresso.

Il creativo team di funzionari Asl è stato fermato. Sarebbero partito da un verbale a seguito di ispezione, nel quale si contestavano alcune irregolarità relative alle norme sanitarie. La Sauro si sarebbe spacciata per un medico chirurgo in servizio presso il nosocomio piemontese, specificando persino il reparto: quello di chirurgia toracica. Ma avrebbe anche aggiunto di fungere da ispettore sanitario nazionale, operante su tutto il territorio nazionale con una squadra di 5 collaboratori.sauro antonietta(1)-2

Già lo scorso 2 maggio, intorno alle 18, dal racconto dei dipendenti della struttura,  la donna si sarebbe presentata nei locali della cooperativa, sempre a bordo della stessa autovettura, condotta da Invidia. Mentre la 50enne si sarebbe limitata ad  osservare  l’interno del capannone, il suo autista avrebbe chiesto informazioni sui prezzi dei mobili. Poi la "dottoressa", armata di nonchalance, avrebbe esibito il suo fantasioso tesserino, procedendo con le verifiche sulla sicurezza, registrando l’insufficiente pulizia dei bagni, la ricarica scaduta degli  estintori, il posizionamento non a norma delle cassette del pronto soccorso ed altre irregolarità simili. Avrebbe persino imposto la chiusura del capannone fino al momento della messa in regola di tutti i punti contestati. E così è stato.

Gli impiegati hanno sospeso l’esercizio della propria attività  fino a quando, due giorni dopo, i due sedicenti ispettori, si sono ripresentati. Mentre gli addetti avrebbero cercato di dimostrare come fosse stato regolarizzato tutto quanto, la Sauro avrebbe invece richiesto un divano letto del valore di circa 50 euro, ed una specchiera del valore di 100 euro, custoditi nel capannone. Con la promessa di decurtare la somma del mobilio dal verbale. E con un'altra, più minacciosa, di tornare all'indomani nel caso la merce, assieme a qualunque somma di denaro, non le fosse stata recapitata a'indirizzo suggerito. Quello di via Sant'Antonio, a Novoli. In caso contrario, la Asl avrebbe provveduto a notificare un verbale di 20 mila euro.

invidia antonio-3I mobili sono stati immediatamente consegnati alla Sauro, come da richiesta. Poi i due fantasiosi funzionari hanno rifatto visita alla struttura, con un registro verde tra le mani, un documento dalle sembianze tutt'alto che rassicuranti. Solo a quel punto, ha cominciato a farsi strada, nella mente degli impiegati, che potesse trattarsi di una truffa, allertando la polizia. Entrambi accompagnati presso la questura di Lecce, su disposizione del pm di turno, Giovanni Gagliotta, lsono stati arrestati con l'accusa di truffa aggravata consumata e falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale. La Fiat Panda, invece, è finita elle mani dei poliziotti, perché priva di copertura assicurativa.


 

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