Cronaca

Truffa da 16milioni con gli F24, il segretario di Federaziende torna in libertà

Revocati i domiciliari ad Eleno Mazzotta, finito al centro di un clamoroso raggiro ai danni dello Stato. Ha negato le accuse davanti al gip, producendo oltre 3mila pagine di documenti in sua difesa

MILANO - Oltre due ore di interrogatorio e 3mila pagine di documenti per dimostrare la sua innocenza e il giudice, dopo averlo ascoltato, ha revocato gli arresti domiciliari. E’ tornato così un uomo libero Eleno Mazzotta, 44enne di Carmiano, legale rappresentante dell’ente bilaterale Cassa edile autonoma nazionale (Cean) e segretario generale nonché legale rappresentante di Federaziende, finito al centro dell’inchiesta su una clamorosa truffa da 16milioni di euro con gli F24.

Lunedì scorso, al fianco dei suoi avvocati Cristiano Solinas e Gianfranco Napolitano, si è recato a Milano per sottoporsi al confronto col gip Anna Calabi, durante il quale, carte alla mano, ha cercato di chiarire che se dei meccanismi fraudolenti o di compensazione indebita ci sono stati, lui non poteva esserne a conoscenza. Mazzotta ha fornito anche delucidazioni in merito al funzionamento del Cean e si è mostrato disponibile a sostenere un ulteriore interrogatorio con il pubblico ministero.

L’inchiesta non è ancora chiusa, ma intanto per il giudice “l’indagato ha offerto, nei limiti dell’incombente a cui si è sottoposto, una ricostruzione della vicenda che impone una rivalutazione delle esigenze cautelari in relazione al rischio di reiterazione dei reati, rischio che alla luce delle dichiarazioni rese e della dichiarazione prodotta non appare attuale e concreto”.

Oltre a Mazzotta, ai domiciliari con la stessa accusa, erano finiti anche il commercialista Alessandro Vittorio Mammoliti, 45enne di Monza, e Nazario Iadarola, 45enne di Pioltello (a Milano), legale rappresentante della Gruppo Infowork srlse e della Cime Srls.

Stando a quanto accertato dalla Guardia di Finanza di Milano, con l’operazione “New Job”, attraverso modelli F24, imprese con scarsa capacità economica avrebbero vantato crediti inesistenti e compensato con l’Erario i debiti facendo transitare le somme su fondi pensione e ad enti bilaterali (associazioni senza scopo di lucro) ai quali poi richiedere la restituzione per “errato versamento” o “errata contribuzione”.

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