Truffa e infedele patrocinio, chiesta la conferma della condanna per ex avvocato

Nel processo d'appello il pubblico ministero ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, in cui l'imputato è stato condannato a 6 anni

LECCE – E’ approdata in appello la vicenda giudiziaria dell’ex avvocato Alfredo Cardigliano, accusato di truffa aggravata e infedele patrocinio. Il sostituto procuratore generale Salvatore Cosentino ha chiesto, al termine di una lunga e articolata requisitoria in cui ha evidenziato i capi d’imputazione, la conferma della sentenza di primo grado, in cui l’imputato è stato condannato a sei anni di reclusione. Dopo l’accusa hanno discusso i legali delle parti civili, assistite dall’avvocato Rita Ciccarese, legale di alcuni ex clienti dell’imputato. Tra i legali di parte civile anche l’avvocato Stefano Pati e il collega Donato Mellone, che rappresenta l'Ordine degli avvocati. Nella prossima udienza, prevista per il 5 ottobre, toccherà alla difesa di Cardigliano, assistito dall’avvocato Luigi Corvaglia.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, Cardigliano avrebbe intascato indebitamente una cifra vicina ai 500mila euro, tra il 2010 e il 2013, attraverso una serie di truffe eseguite ai danni dei suoi clienti. Il legale, titolare di uno studio nel capoluogo salentino, avrebbe spacciato i suoi intenti per motivi professionali, prospettando ai malcapitati pignoramenti immobiliari o, nel peggiore dei casi, persino di aziende.  Avrebbe così acuito le vicende giudiziarie, per esortare i clienti a versare somme di denaro che sarebbero state poi versate ai creditori, evitando misure drastiche come, appunto, l’espropriazione della casa. E, inoltre, avrebbe ingigantito le complicazioni giudiziarie, per presentare salate parcelle a coloro che ne chiedevano la consulenza.

Nei suoi confronti sono state eseguite due diverse ordinanze di custodia cautelare (emesse dal gip Vincenzo Brancato), relative a due diversi tronconi di inchiesta poi riuniti in un unico fascicolo. Dopo il primo arresto, infatti, altri clienti decisero di denunciare il loro legale, ritenendo di essere stati vittima di una presunta truffa.

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Cardigliano è stato radiato dall’albo degli avvocati dal consiglio dell’Ordine. Si tratta della sanzione più grave tra quelle previste del Codice deontologico forense, poiché si tratta di una misura adottata in casi ben precisi che comportano un'indubbia gravissima ripercussione dell'azione illecita sul piano professionale e sociale.

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