Cronaca

Truffa e infedele patrocino, a giudizio l'ex avvocato Alfredo Cardigliano

Si aprirà il prossimo 21 aprile, dinanzi ai giudici della seconda sezione penale, il processo all'ex avvocato Alfredo Cardigliano, accusato di truffa e infedele patrocinio. Il gup Alessandro Ferraro ha rinviato a giudizio l'ex penalista. L'Ordine degli avvocati parte civile

LECCE – Si aprirà il prossimo 21 aprile, dinanzi ai giudici della seconda sezione penale, il processo all’ex avvocato Alfredo Cardigliano, accusato di truffa e infedele patrocinio. Il gup Alessandro Ferraro ha rinviato a giudizio l’ex penalista. Nel corso dell’udiena preliminare si è costituito parte civile l’Ordine degli avvocati, rappresentato da Donato Mellone.

Secondo l’ipotesi accusatoria, del procedimento è titolare il sostituto procuratore Paola Guglielmi, Cardigliano avrebbe intascato indebitamente una cifra vicina ai 500mila euro, tra il 2010 e il 2013, attraverso una serie di truffe eseguite ai danni dei suoi clienti. Il legale, titolare di uno studio nel capoluogo salentino, avrebbe spacciato i suoi intenti per motivi professionali, prospettando ai malcapitati pignoramenti immobiliari o, nel peggiore dei casi, persino di aziende.  Avrebbe così acuito le vicende giudiziarie, per esortare i clienti a versare somme di denaro che sarebbero state poi versate ai creditori, evitando misure drastiche come, appunto, l’espropriazione della casa. E, inoltre, avrebbe ingigantito le complicazioni giudiziarie, per presentare salate parcelle a coloro che ne chiedevano la consulenza.

CARDIGLIANO ALFREDO.-5Nei suoi confronti sono state eseguite due diverse ordinanze di custodia cautelare (emesse dal gip Vincenzo Brancato), relative a due diversi tronconi di inchiesta poi riuniti in un unico fascicolo. Dopo il primo arresto, infatti, altri clienti decisero di denunciare il loro legale, ritenendo di essere stati vittima di una presunta truffa. L’imputato è assistito dagli avvocati Luigi Corvaglia e Pantaleo Cannoletta.

Cardigliano è stato radiato dall’albo degli avvocati. Il consiglio dell’Ordine dopo la discussione di accusa (rappresentata rispettivamente dal pubblico ministero Paola Guglielmi) e difesa, ha emanato il proprio verdetto. Si tratta della sanzione più grave tra quelle previste del Codice deontologico forense, poiché si tratta di una misura adottata in casi ben precisi che comportano un'indubbia gravissima ripercussione dell'azione illecita sul piano professionale e sociale. 

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