Truffatore seriale sfruttava donna con disagio psichico per i suoi affari

Sandro Mirra, 43enne di Nardò, ha un vasto curriculum in materia di raggiri. Ma questa volta ha superato se stesso. Le indagini del commissariato locale

LECCE – Il suo curriculum di furti e truffe è talmente vasto che ormai quello di Sandro Mirra, 43enne di Nardò, è un nome che circola nelle pagine di cronaca da circa un decennio.

Ma questa volta ha probabilmente superato se stesso. Perché, fra le varie accuse, c’è quella di aver sfruttato il disagio psichico di una donna sulla quarantina d’anni, con cui si era legato sentimentalmente, per mettere a segno tutta una serie di acquisti. L’avrebbe raggirata, insomma, e, a sua insaputa, sfruttandone pensione d’invalidità e documenti, fatto spese per apparecchiature tecnologiche. In particolare, televisori, computer, telefonini. Tutta merce, presumibilmente, poi rivenduta.

Su Mirra si erano addensate nubi già a fine ottobre. Sorvegliato speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a Nardò, era stato scovato nell’ex ospedale “Vito Fazzi” di Lecce dai poliziotti della Divisione anticrimine e della Sezione volanti. Per questo motivo, era stato arrestato e posto ai domiciliari. Nei giorni scorsi, poi, eccolo di nuovo dei guai. Ancora un arresto, e questa volta a opera degli agenti del commissariato neretino. Con la differenza che stavolta è stato condotto in carcere, a Lecce.

Il motivo, sempre lo stesso: noncurante delle misure pendenti, mentre era domiciliari per l’episodio di ottobre, durante un controllo è stato trovato in compagnia di persone estranee al proprio nucleo familiare. Peraltro, anche note alle forze dell’ordine.

Sandro Mirra-2 (1)-2-2-2Ma c’è di più. C’è, appunto, la vicenda del raggiro della malcapitata, incapace d’intendere e volere. Mirra l’avrebbe sottratta alla famiglia, conducendola con sé, in casa, e portando avanti, all’insaputa della vittima, i suoi affari. La donna è stata qundi tutelata, collocandola presso una comunità di sostegno. E Mirra ulteriormente indagato.

In fin dei conti, la specialità di Mirra sono proprio gli imbrogli, ragion per cui ha guadagnanto un posto nel tempio dei truffatori seriali. Le forze dell’ordine di Nardò lo sanno bene. Basti pensare a un precedente tentativo di aprire un conto corrente in banca con una carta d’identità artefatta o al gorno in cui decise di acquistare un’auto, usando sempre documenti falsificati.

Violenza sulle donne, due casi

Se quella di Mirra può essere considerata una forma di prevaricazione, sottile e ingegnosa, verso una donna (per di più affetta da disagio psichico), più materiali sono altre due storie che arrivano sempre da Nardò. Per i quali, nel breve lasso di tempo di pochi giorni, sono giunti gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. A rischiare il processo, un uomo di 32 anni e un altro di 48.

Nel primo caso, un 36enne aveva intrattenuto con una donna una relazione, interrotta per volere di quest’ultima. Da quel momento in poi, e fino al luglio scorso, è iniziato il più classico degli incubi: atti persecutori, con insulti, gravi minacce e lesioni.

Nel secondo, in cui protagonista è un 48enne, tutto è nato ad agosto, quando una donna ha chiesto aiuto al 113. In quel momento, il marito, per l’ennesima volta, e per giunta alla presenza del figlio minore, la stava maltrattando, colpendola con violenza e minacciandola di morte.

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Giunti immediatamente sul posto, gli agenti erano riusciti a fermato l’uomo, seppure con molta difficoltà. In preda a un raptus violento, non sembrava volersi calmare. Ed entrambi gli interventi dei poliziotti hanno ora condotto alle soglie del processo per reati quali maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, lesioni e minacce.

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