Cronaca Minervino di Lecce

Uccise la ex fidanzata per strada con oltre 30 coltellate, via al processo

La prima udienza si è tenuta questa mattina davanti alla Corte d'Assise nel tribunale di viale de Pietro. Assente l’imputato, Salvatore Carfora, il 38enne di Torre Annunziata che nelle scorse settimane aveva chiesto invano di essere giudicato col rito abbreviato

MINERVINO - Si è aperto questa mattina nel tribunale di viale de Pietro, il processo a Salvatore Carfora, il 38enne di Torre Annunziata che il 1° febbraio scorso uccise per le strade di Specchia Gallone, a Minervino di Lecce, la ex fidanzata Sonia Di Maggio, di 29 anni, con trentuno coltellate.

Durante l’udienza, il difensore dei familiari della vittima, l’avvocato Vincenzo Blandolino, ha fatto presente alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Pietro Baffa, (a latere, la collega Francesca Mariano e i giudici popolari) che, tra le persone offese, non era stata indicata anche la sorellina di Sonia. Il processo è stato così aggiornato al 16 novembre, per consentire anche a quest’ultima, una volta ricevuta la notifica, di potersi costituire parte civile.

Assente in aula l’imputato che, nelle scorse settimane, aveva chiesto attraverso l’avvocato difensore Cristiano Solinas di essere giudicato col rito abbreviato. L’istanza era stata ritenuta inammissibile dalla gip Giulia Proto (la stessa giudice che l’aveva arrestato e disposto il giudizio immediato), poiché la legge (la numero 33 del 12 aprile 2019) vieta l’applicabilità del rito speciale (che consente di beneficiare dello sconto di un terzo della pena) per i delitti puniti con l'ergastolo, come nel suo caso.

Consapevole di questo, il legale (proprio come ai colleghi che assistono Antonio De Marco, il giovane assassino reo confesso di Eleonora Manta e Daniele De Santis) aveva comunque presentato la richiesta per due motivi: la norma in futuro potrebbe subire delle modifiche e al termine del dibattimento potrebbero non venire riconosciute proprio quelle aggravanti contestate al reato di omicidio, per le quali oggi Carfora rischia il massimo della pena.

Per le stesse ragioni, l’istanza sarà rinnovata anche alla Corte d’Assise chiamata a pronunciarsi su uno dei delitti che più ha sconvolto il Salento negli ultimi tempi.

Così andarono i fatti secondo le indagini condotte dal pubblico ministero Alberto Santacatterina: il 38enne lasciò Napoli per Minervino, dove si era trasferita la vittima avendo intrapreso una relazione con un giovane del posto; scese dall’autobus per raggiungere la ragazza mentre era per strada in compagnia del nuovo fidanzato, e scatenare contro di lei la lama del coltello tenuto fino a quel momento nella cintola dei pantaloni, soprattutto in direzione della gola e del volto.

Nel fascicolo dell’inchiesta sono finiti numerosi sms di minacce in stile mafioso che Carfora (con precedenti per rapina, lesione personale aggravata, furto con strappo) avrebbe indirizzato alla coppia: “Due morti che camminano”, “e meglio che rinuc a Sonia si no ti fac fa na brutta fin decid bene”; “nn sai contro chi ti sei messo".

Per questo, oltre al reato di omicidio, è contestato anche quello di stalking.

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