Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Uccise il marito a coltellate, confermata in appello la condanna a 14 anni

I giudici della Corte d’assise d’appello hanno confermato la condanna a 14 anni di reclusione nei confronti di Fitnet Mehmeti, la donna di 54 anni di origini albanesi accusata dell'omicidio del marito, Mario Manco, il 73enne di Melissano assassinato con cinque coltellate il 21 luglio del 2012

Il luogo del delitto.

LECCE – I giudici della Corte d’assise d’appello hanno confermato la condanna a 14 anni di reclusione nei confronti di Fitnet Mehmeti, la donna di 54 anni di origini albanesi accusata dell'omicidio del marito, Mario Manco, il 73enne di Melissano assassinato con cinque coltellate il 21 luglio del 2012. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi. Il legale della donna, l’avvocato Emanuela Fitto, attenderà il deposito delle motivazioni (previsto tra 45 giorni) per impugnare eventualmente la sentenza.

Nel corso del processo l’avvocato Fitto ha chiesto che la sua assistita fosse sottoposta a perizia per stabilire che la donna è capace di stare in giudizio. Lo psichiatra Domenico Suma (che aveva già stabilito una parziale incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio) aveva ribadito la capacità di stare in giudizio.

Al di là delle consulenze psichiatriche quella avvenuta al civico 78 di via Arrigo Boito, a Melissano, rimane una tragedia familiare. A scoprire l'omicidio furono i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Casarano insieme ai colleghi della stazione di Melissano, a seguito della segnalazione pervenuta da un maresciallo dell'Arma in congedo, a sua volta avvisato da un nipote della vittima, preoccupato dal fatto che da qualche giorno non aveva notizie dello zio. I militari, intervenuti sul posto, ritrovarono all'interno dell'abitazione Manco ormai esanime e la propria consorte ancora viva ma in gravissime condizioni.

Le immediate indagini condotte dai militari dell'Arma, coordinati dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta,consentirono di fare chiarezza sull'omicidio in pochissimi giorni, e di ricostruire la scena del crimine e la dinamica degli eventi e di acquisire gli elementi indispensabili e tali da poter richiedere a carico della donna il provvedimento della custodia cautelare in carcere.

Cos'abbia scatenato questo drammatica sequenza di morte, da cui il 73enne, persona sofferente, tanto da usare un respiratore, è rimasto travolto, non è chiaro: se un momento di depressione, una lite, qualche profondo malumore covato nel tempo e scatenatosi improvvisamente.

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