Cronaca

Uccisi e sepolti in una cisterna, condanna all'ergastolo per Franz Occhineri

Carcere a vita anche per il terzo presunto autore del duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino, scomparsi il 12 marzo 2013 a Campi

LECCE – Ergastolo per Franz Occhineri, 35enne di San Pietro Vernotico, accusato di concorso in duplice omicidio e occultamento di cadavere nel processo sui delitti di Luca Greco e Massimiliano Marino, i due uomini di 38 e 34 anni scomparsi nel nulla il 12 marzo 2013 a Campi Salentina e poi ritrovati privi di vita in una cisterna, il successivo 10 maggio. La sentenza è stata emssa dai giudici della Corte d’assise (presieduta da Roberto Tanisi, a latere Francesca Mariano) del capoluogo salentino. Il pubblico ministero Giuseppe Capoccia aveva chiesto, al termine di una lunga e dettagliata requisitoria, il carcere a vita. Si tratta del secondo troncone dell’inchiesta che ha già visto la condanna all’ergastolo, al termine del giudizio con rito abbreviato, per Mino Perrino, 40 anni, e Francesco Cippone, 38enne (entrambi di Campi Salentina). Occhineri è assistito dall’avvocato Antonio Savoia.

Occhineri e Cippone avrebbero avuto, secondo l’accusa, un ruolo determinante nell’omicidio dei due amici, attendendo insieme a Perrino le due vittime. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, e condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dal capitano Biagio Marro, hanno fatto luce su un duplice assassinio consumato con estrema ferocia e lucidità. Le due vittime furono assassinate a colpi di  pistola (una semiautomatica calibro 9 per 21) e con un coltello a serramanico (furono una quindicina i colpi inferti alle spalle e al fianco). Difficile stabilire con certezza le ragioni e le modalità di una vera e propria esecuzione.

Occhineri ha sempre respinto le accuse, spiegando di essere giunto sul luogo del delitto dopo il duplice omicidio e di aver aiutato Perrino “solo” ad occultare i due cadaveri. I presunti assassini avrebbero attirato le due vittime con la scusa di un caffè, convincendoli poi a seguirli in una campagna vicina per un “chiarimento”. Attraverso l’ascolto di famigliari e conoscenti dei due scomparsi e l’analisi dei tabulati telefonici delle ore precedenti all’episodio, l’attenzione degli investigatori si è subito concentrata su Mino Perrino, e su un altro individuo, a causa dei frequenti contatti, sia di persona sia telefonici. L’ultimo dei quali avvenne proprio in quel pomeriggio di marzo. I tabulati telefonici hanno permesso di chiarire l’anomalia di traffico sui cellulari di Occhineri, Cippone e Perrino.

Un buco temporale di due ore balzato agli occhi degli investigatori, insospettiti da quegli apparecchi improvvisamente staccati proprio nei momenti in cui Greco e Marino stavano perdendo la vita. L’attività di indagine è stata anche supportata da una novità di tipo tecnico: l’esame del tracciato del sistema satellitare, installato sull’auto di Occhineri. Dispositivo che ha segnalato agli inquirenti ogni spostamento del veicolo tenuto sotto osservazione. Un groviglio di tasselli che hanno cominciato a incastrarsi, indizio dopo indizio, anche grazie ai colloqui di Luigi Tasco, la quarta persona coinvolta in questa tragica vicenda e giudicata col rito ordinario (che nell’ultima udienza ha, di fatto, scagionato con le sue dichiarazioni Occhineri). Il 36enne campiota fu arrestato con l’accusa di concorso in soppressione di cadavere, favoreggiamento personale finalizzato a eludere le investigazioni e incendio dell’autovettura di una delle vittime. L’uomo, già testimone chiave nell’ambito delle indagini, aveva inizialmente ammesso solo di aver aiutato il presunto omicida, Mino Perrino di 38 anni, a bruciare la Lancia Lybra delle vittime. 

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