Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Uccisi e sepolti in una cisterna, confermata la duplice condanna all'ergastolo

Carcere a vita in appello per Mino Perrino e Francesco Cippone, accusati del duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino

LECCE – La parola ergastolo è risuonata per due volte, chiara e sinistra, nell’aula della Corte d’assise d’appello. I giudici hanno confermato la condanna al carcere a vita Mino Perrino, 39 anni, e Francesco Cippone, 37enne (entrambi di Campi Salentina) accusati del duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino, i due uomini di 38 e 34 anni scomparsi nel nulla il 12 marzo 2013 a Campi Salentina e poi ritrovati privi di vita in una cisterna, il successivo 10 maggio. I due imputati sono assistiti dagli avvocati Ladislao Massari e Claudio Salvagni (noto alle cronache per essere uno dei legali Massimo Bossetti). Esclusa l’aggravante della crudeltà e confermata, invece, la premeditazione in un processo in cui l’avvocato Massari ha rimarcato la sottile ma fondamentale distinzione tra preordinazione e premeditazione.

Perrino e Cippone (così come il terzo uomo coinvolto, Franz Occhineri, 35enne di San Pietro Vernotico, condannato in primo grado all’ergastolo) avrebbero avuto un ruolo determinante nell’omicidio dei due amici, attendendo insieme a Perrino le due vittime. Le indagini sono state coordinate dall’allora sostituto procuratore Giuseppe Capoccia (oggi procuratore a Crotone), e condotte dai militari del nucleo investigativo dei carabinieri, guidato dal capitano Biagio Marro. Le due vittime furono assassinati a colpi di  pistola (una semiautomatica calibro 9 per 21) e con un coltello a serramanico (furono una quindicina i colpi inferti alle spalle e al fianco).

PERRINO MINO-4Difficile stabilire con certezza le ragioni e le modalità di una vera e propria esecuzione. A scatenare tutta la serie di crudeltà e tragiche conseguenze (almeno secondo quanto riportato nella sentenza di primo grado), potrebbero essere stati i pesanti apprezzamenti, a sfondo sessuale, rivolti da Marino alla compagna di Perrino. Greco, vittima delle circostanze, potrebbe essere soltanto un testimone scomodo, oltre che l’ex cognato di Perrino. Quest’ultimo, inoltre, era forse a conoscenza dei dissapori Marino e Perrino. Ipotesi che dovranno essere stabilite nel corso dei giudizi. Occhineri e Cippone hanno sempre respinto le accuse, spiegando di esser giunti sul luogo del delitto dopo il duplice omicidio e di aver aiutato Perrino solo ad occultare i due cadaveri. Le dichiarazioni dei tre, ritenute dagli inquirenti confuse e contradditorie, hanno svelato solo in parte le dinamiche di un duplice delitto compiuto con estrema crudeltà.

Occhineri e Cippone hanno sempre respinto le accuse, spiegando di esser giunti sul luogo del delitto dopo il duplice omicidio e di aver aiutato Perrino solo a occultare i due cadaveri. Le dichiarazioni dei tre, ritenute dagli inquirenti confuse e contradditorie, hanno svelato solo in parte le dinamiche del duplice delitto.

CIPPONE FRANCESCO 1-3I presunti assassini avrebbero attirato le due vittime con la scusa di un caffè, convincendoli poi a seguirli in una campagna vicina per un “chiarimento”. Attraverso l’ascolto di famigliari e conoscenti dei due scomparsi, l’analisi dei tabulati telefonici delle ore precedenti all’episodio, l’attenzione degli investigatori si è subito concentrata su Mino Perrino, e su un altro individuo, a causa dei frequenti contatti, sia di persona sia telefonici. L’ultimo dei quali avvenne proprio in quel pomeriggio di marzo. I tabulati telefonici hanno permesso di chiarire l’anomalia di traffico sui cellulari di Occhineri, Cippone e Perrino.

Un buco temporale di due ore balzato agli occhi degli investigatori, insospettiti da quegli apparecchi improvvisamente staccati proprio nei momenti in cui Greco e Marino stavano perdendo la vita. L’attività d’indagine è stata anche supportata da una novità di tipo tecnico: l’esame del tracciato del sistema satellitare, installato sull’auto di Occhineri. Dispositivo che ha segnalato agli inquirenti ogni spostamento del veicolo tenuto sotto osservazione. Un groviglio di tasselli che hanno cominciato a incastrarsi, indizio dopo indizio.

Nei confronti dei famigliari delle vittime, che si sono costituiti parte civile con gli avvocati Elvia Belmonte e Giuseppe Lefons, il giudice ha disposto un risarcimento da stabilire in separata sede. 

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