rotate-mobile
Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

“Ucciso dalla mafia perché ribelle”: invocati quattro ergastoli

Dopo trent’anni dalla scomparsa di Giuseppe Pagano, la Procura ha presentato il conto agli imputati, nel processo che si è aperto oggi col rito abbreviato. A dicembre, la sentenza

TUTURANO - Sono quattro gli ergastoli invocati nel processo sulla scomparsa di Giuseppe Pagano, freddato a colpi d’arma da fuoco nelle campagne di Tuturano, nel Brindisino, nel giugno del 1990, che si è aperto oggi nell’aula bunker del carcere di Lecce.

Non ha dubbi il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi: si trattò di un delitto maturato in un contesto mafioso. Per questo il magistrato ha chiesto il massimo della pena per gli imputati: Claudio Conte, 51 anni, di Copertino, Antonio De Nicola, 69, di Brindisi, Giovanni De Tommasi, 61, di Campi Salentina e Antonio Pulli, 66 anni, di Veglie.

Nei loro riguardi, gli inquirenti sono riusciti a raccogliere elementi tali da sostenere l’accusa in giudizio con la riapertura delle indagini ottenuta dalla sorella della vittima attraverso l’avvocato Roberto Rella, cui ha fatto seguito l’imputazione coatta disposta dal giudice Carlo Cazzella.

La donna che, in questi anni, non si è mai rassegnata affinché venisse fatta giustizia, è parte civile al processo discusso, su richiesta degli stessi interessati, col rito abbreviato.

Secondo l’inchiesta, il delitto sarebbe stato commesso con premeditazione e per motivi abietti legati al fatto che la vittima non avrebbe rispettato alcune regole del clan di cui avrebbe fatto parte come quella di eseguire un omicidio, di consegnare i proventi delle attività illecite e di assistere economicamente i detenuti e i loro familiari. Non solo. Sarebbe stata punita anche perché avrebbe svolto attività concorrenziali a quelle dell’organizzazione di appartenenza.

Stando alle indagini, Tommasi, Conte e Pulli sarebbero stati i mandanti, mentre De Nicola, insieme a un altro uomo nel frattempo defunto, gli esecutori materiali.

Nella prossima udienza fissata per il 20 dicembre, proseguiranno le arringhe dei difensori (gli avvocati Andrea Starace, Fiorendina De Carlo, Elvia Belmonte e Francesca Conte), poi il giudice Simona Panzera si ritirerà in camera di consiglio per decidere il verdetto.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Ucciso dalla mafia perché ribelle”: invocati quattro ergastoli

LeccePrima è in caricamento