Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Ucciso dal vigilante dopo la spaccata: per il pm spari ad altezza d’uomo

Il 24 gennaio del 2007 Marco Tedesco fu raggiunto dai frammenti di un proiettile esploso dall'arma di Crocefisso Martina. Il pubblico ministero ha chiesto 14 anni, comunque il minimo della pena per un omicidio volontario. Il 5 dicembre la prossima udienza

Un momento dell'udienza.

LECCE – I colpi esplosi da Crocefisso Martina furono sparati ad altezza d’uomo, con la consapevolezza del pericolo e dell’eventuale “danno” che avrebbero potuto causare alle persone presenti. Esplodendo quei colpi di pistola Martina accettò tutte le possibili conseguenze, tra cui quella di colpire i rapinatori.

E’ quanto emerso al termine della requisitoria con cui il pubblico ministero Carmen Ruggiero ha ricostruito, in maniera precisa e dettagliata (attraverso riscontri oggettivi e testimonianze), le circostanze che provocarono la morte di Marco Tedesco, 28 anni, il 24 gennaio 2007. Un omicidio volontario secondo la pubblica accusa, di cui è responsabile Crocefisso Martina, il 47enne originario di Torchiarolo vigilante in servizio a Campi Salentina. Per lui il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 14 anni di reclusione (si tratta, comunque, del minimo della pena per quel tipo di reato).

Quel giorno Tedesco, insieme ad altri tre complici  (di cui uno rimasto ignoto), aveva appena rapinato il bar di una stazione di servizio della Q8 sulla superstrada tra Lecce e Brindisi, all'altezza dell'uscita per Campi Salentina. Fu una classica spaccata: i quattro, a bordo di una Y10 e di una Fiat Panda, sfondarono con le auto l'ingresso del bar, per portar via le stecche di sigarette e il denaro contante. La rapina, l’ennesima consumata ai danni dello stesso esercizio commerciale, si trasformò però in tragedia. Scattò l'allarme e sul posto intervennero due guardie giurate: con Crocefisso Martina, unico imputato, c'era Francesco Colofeo, di Lecce, che è stato già prosciolto e che si lanciò all’inseguimento di due dei rapinatori. Martina esplose sei colpi (nelle immagini delle videocamere di sorveglianza si sentono cinque boati, ma il sesto potrebbe essere stato coperto dal rumore assordante provocato dalla caduta del registratore di cassa), di cui solo il primo, secondo l’ipotesi accusatoria, a scopo intimidatorio, quando i rapinatori si trovavano ancora all’interno del bar.

avv_savoia-2Marco Tedesco fu raggiunto alla gola dal frammento di uno dei proiettili. Morì poco dopo. Due dei complici della vittima in quella tragica giornata, sentiti come testi, hanno raccontato che stavano cercando di fuggire quando sentirono i colpi. Un proiettile, sparato ad altezza d’uomo, centrò il finestrino dell’auto. Un frammento di piombo, invece, spezzò la giovane vita di Tedesco. Inizialmente l'imputato era stato rinviato a giudizio per omicidio colposo per eccesso di legittima difesa dinanzi al giudice monocratico della sezione distaccata di Campi Salentina.

Il giudice del Tribunale di Campi, Stefano Sernia, decretò invece la sospensione del processo, chiedendo (in un'ordinanza) all'allora sostituto procuratore Maria Cristina Rizzo (oggi procuratore della Repubblica per i minorenni) di modificare il capo d'imputazione in omicidio volontario, rinviando pertanto gli atti per competenza.

Secondo il giudice, infatti, Crocefisso non sparò in aria come ha sempre sostenuto, bensì ad altezza d'uomo e quindi per uccidere. Inoltre, nel corso delle perquisizioni non fu ritrovata alcuna arma in possesso dei complici della vittima (anche se, come detto, uno dei complici riuscì a fuggire a bordo della Y10, mai ritrovata), mentre l’imputato dichiarò di aver aperto il fuoco per difendersi (dopo che uno dei rapinatori aveva allungato il braccio verso di lui).

Diversa la tesi della difesa dell’imputato, assistito dall’avvocato Antonio Savoia (nella foto, in alto) che, in una lunga e accorata arringa difensiva, ha sostenuto l’assoluta innocenza del vigilante. Una tesi fondata, a suo dire, su diversi elementi: l’inattendibilità dei testi, l’impossibilità di stabilire quale fu l’arma da cui fu esploso il proiettile che uccise la vittima, la mancanza di alcuna verifica sulla seconda auto, la possibilità che Tedesco fosse all’esterno dell’autovettura, la convinzione assoluta che l’imputato sparò in aria a scopo intimidatorio e la possibilità che il colpo mortale sia stato esploso da un’arma in uso ai malfattori. Per questo l’avvocato Savoia ha invocato l’assoluzione per Martina. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 5 dicembre. Data in cui, dopo le repliche, sarà emessa la sentenza.

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