Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Femminicidio sfiorato, il 23enne resta in carcere: “Ho agito perchè umiliato, ma sono pentito”

È comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, nella mattinata di oggi, il ragazzo accusato del tentato omicidio della 21enne avvenuto a Racale due notti fa. Durante la perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto nell’auto 46 grammi di marijuana e 0,1 di cocaina

LECCE – L’avrebbe accoltellata per scopi “punitivi”, avendo appreso da un conoscente notizie circa presunte, altre frequentazioni della ragazza di cui tutti sarebbero stati a conoscenza nella comitiva. Resta in carcere Giuseppe Proce, 23 anni appena compiuti, accusato del tentato omicidio della 21enne di Racale, avvenuto intorno all’una e mezzo della notte fra lunedì e martedì. La misura di custodia cautelare in cella è stata confermata perché l’indagato ritenuto dal giudice “un soggetto irascibile, privo di autocontrollo e incline alla violenza”. È quanto stabilito nella mattinata di oggi, durante l’udienza di convalida d’arresto, dal gip del Tribunale di Lecce Marcello Rizzo. Proce, assistito dall’avvocata Alessandra Viterbo del Foro di Lecce, ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste e ricostruito con dovizia di particolari davanti al giudice e al pm titolare del fascicolo, Alessandro Prontera, le fasi e il motivo della  violenza. Dichiarando di non essersi reso conto di aver provocato dei tagli sul corpo della vittima, si è detto pentito per quella notte e si è informato sulle condizioni di salute della 21enne.

In realtà, stando a quanto dichiarato, sarebbe stato convinto di averla solo strattonata durante la colluttazione avuta con il fratello della vittima, intervenuto per difendere la 21enne e la loro madre dopo l’irruzione di Proce, entrambe minacciate di morte in quella notte da incubo. Dopo aver riaccompagnato a casa la malcapitata, al termine di una serata condivisa con la comitiva di amici, vi avrebbe fatto ritorno per “chiedere spiegazioni circa le sue frequentazioni”. Dapprima avrebbe mandato in frantumi il vetro dell’auto parcheggiata in strada, svegliando la famiglia con calci e pugni sulla porta. Poi sarebbe tornato una seconda volta, facendo ingresso nell’abitazione tramite la forzatura di porta e antiporta, rivolgendo offese e minacce gravi alla vittima e costringendo l’intero nucleo familiare a nascondersi in salotto. Solo quando Proce si è allontanato, accompagnato da un amico la cui posizione è tuttora al vaglio degli investigatori (ma nei confronti del quale non sono stati emessi provvedimenti), la famiglia sarebbe uscita in strada per chiedere aiuto.

Ma il 23enne, ancora nei paraggi, sarebbe tornato in azione. Questa volta colpendo la giovane con delle coltellate anche quando era ormai riversa sul pavimento insanguinato. Sia gli abiti di Proce, che quelli dell'amico presente, erano ancora impregnati di sangue al momento dell'intervento dell'Arma. Capi che sono stati sequestrati assieme a 46 grammi di marijuana e 0,1 di cocaina, rinvenuti dai militari durante la perquisizione nell'auto dell'indagato.

In quei minuti concitati, la vittima si è rivolta al 112 per una richiesta d’aiuto, ma la telefonata è stata brutalmente interrotta. L'allarme  è stato in ogni caso inoltrato ai carabinieri, poi giunti sul posto. I fendenti sono stati sferrati con due coltelli lunghi 19 e 21 centimetri, poi rinvenuti dai carabinieri di Racale nei pressi di un passaggio a livello su indicazione del giovane indagato, ancora intrisi di sangue e con i capelli della ragazza attorcigliati. Quei colpi hanno raggiunto la 21enne al braccio e al collo, tanto da richiedere dapprima la corsa in ospedale a Gallipoli e poi il ricovero al “Cardinale Panico” di Tricase. Qui, nelle scorse ore, le sue condizioni sono state giudicate in ripresa e la ragazza dichiarata fuori pericolo: non è più in prognosi riservata. Ma il quadro clinico ha inizialmente destato più di una preoccupazione, per via delle copiose perdite di sangue della ragazza alla quale, solo per miracolo, la lama non ha reciso i vasi sanguigni.

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