Cronaca

Aggressione a coppia di imprenditori, a febbraio l'udienza preliminare

Slitta al prossimo mese, una delle fasi più importanti della vicenda avvenuta il 18 febbraio del 2011. Un 47enne e sua moglie, soci di una ditta nel settore dei servizi socio-assistenziali, furono aggrediti. L'udienza rimandata per acquisire una nuova consulenza sul Dna ricavato dalla mascherina rinvenuta sul luogo

Il Tribunale di Lecce

LECCE – E’ slittata al prossimo 26 febbraio l’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta sull’aggressione compiuta, il 18 febbraio 2011, nei confronti di Fabio Margilio, 47 anni, e di sua moglie,  Alessandra Ruggeri, 36enne (imprenditori e soci di maggioranza di una società operante nel settore dei servizi socio-assistenziali). Un rinvio dovuto all’acquisizione di una nuova consulenza sul Dna (di un maschio adulto) ricavato dalla mascherina indossata da uno degli assalitori e rinvenuta sul luogo dell’aggressione. Sul reperto, il cui Dna ricavato non corrisponde a nessuno dei tre imputati nell’inchiesta di cui è titolare il sostituto procuratore Paola Guglielmi, vi sarebbe un profilo genetico in astratto riconducibile a quello della vittima. Un riscontro che dimostrerebbe che la mascherina è stata contaminata.

I coniugi Margilio furono vittima di un’aggressione consumata con estrema ferocia e determinazione nei pressi della loro abitazione. Ad agire furono due persone che attesero, nascosti nell'oscurità, che marito e moglie tornassero nella propria abitazione: una villa isolata in via Maria Grazia Cutuli, una traversa di via Vecchia Frigole. I due malviventi assalirono i coniugi con un bastone di ferro, ferendo gravemente alla testa l'uomo. La moglie, che assistette alla scena, con le sue urla attirò l'attenzione di due sue nipoti che stavano anch'esse rientrando in casa; così il secondo aggressore cercò di colpirla alla testa intimandole in dialetto leccese di stare zitta.

Poi i due fuggirono via, lasciando cadere per terra il bastone sporco di sangue e la mascherina con cui avevano coperto il viso. Fabio Margilio riportò un trauma cranico commotivo con vasta ferita lacerocontusa e traumi multipli guaribili in quaranta giorni; la donna, lesioni più lievi, con una prognosi di sette giorni. Gli inquirenti sono partiti dalla denuncia della coppia e dalle dichiarazioni delle nipoti, uniche testimoni dell'aggressione, per ricostruire l'accaduto e mettersi sulle tracce dei responsabili, iniziando a seguire una pista riconducibile all'attività lavorativa delle vittime, soci di maggioranza della società Ideass, che si occupa della gestione di alcune case di cura.

Una pista che ha condotto gli investigatori a scoprire che i due, negli ultimi tempi, avevano avuto dei contrasti con un altro loro socio, Antonio Greco, che aveva intrapreso per proprio conto un'attività analoga a quella svolta dalla Ideass, intestandola a propri familiari e che per questo era stato allontanato dalla società.  Il cerchio si è stretto proprio attorno a Greco quando la donna ha riconosciuto in foto (seppur a distanza di mesi), uno dei suoi aggressori, un dipendente del cognato di Greco. Un tassello importante nelle indagini che ha portato gli inquirenti a ritenere, attraverso una serie di riscontri di carattere investigativi, l'ex socio dei coniugi Margilio il mandante dell'aggressione.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Silvio Verri, Luigi Rella, Luigi Covella e Gianni Gemma.

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