Cronaca

Unisalento ai blocchi di partenza. Studenti in coda per iscrizioni ed alloggi

L’inizio del nuovo anno accademico fa registrare dati incoraggianti, le immatricolazioni potrebbero arrivare a quota 8mila. E’ corsa all’affare delle stanze singole e doppie, ma resiste la piaga degli affitti irregolari

LECCE – Anno accademico ai blocchi di partenza. Dopo la pausa estiva è corsa alle iscrizioni ai corsi di studio dell’università del Salento che potrebbero sfiorare le 8 mila iscrizioni. Il flusso di domande di ammissione per i test d’accesso, infatti, già si attesta sulle 6 mila unità. Ed alla chiusura dei giochi, le immatricolazioni definitive potrebbero confermare il trend positivo raggiunto l’anno scorso da Unisalento. E non del tutto scontato, come sottolineato dallo stesso neo rettore Vincenzo Zara, considerate le quotazioni universitarie in netto calo, quasi ovunque.

 I bandi d’accesso che riguardano le 13 lauree triennali (cosiddette brevi) a numero chiuso sono già disponibili on-linee, sul sito istituzionale dell’ateneo. Nel frattempo, e specularmente, è caccia grossa anche all’alloggio ideale, considerato che le residenze universitarie messe a disposizione dall’Agenzia per il diritto allo studio (Adisu), cui si accede tramite borse di studio, sui criteri di reddito e merito, sono comunque limitate. Su 384 posti letto liberi (di cui 30 destinati al polo di Brindisi), 105 si trovano in via Adriatica a Lecce, 106 nella zona Salesiani, 74 in via Lombardia, e 65 a Monteroni dove ha sede il complesso scientifico Ecotekne.

  Per il resto è caccia all’affare: aggiudicarsi il canone d’affitto migliore, in stanza singola o doppia, alle migliori condizioni possibili . Ovvero, tenendo insieme risparmio, posizione dell’appartamento il più possibile centrale (per godere a pieno della movida leccese), vicina ai principali edifici universitari o comunque adeguatamente servita dai mezzi pubblici. Un servizio ad hoc, attivato presso le Officine Cantelmo, con la collaborazione del Comune di Lecce, aiuta matricole e non ad orientarsi efficacemente nel mercato immobiliare. Con lo sguardo centrato sulle truffe sempre in agguato, i principali diritti degli affittuari e le agevolazioni che spettano agli studenti.

  Nonostante le migliori intenzioni, però, rinnovate di anno in anno, il fiorente giro di soldi che alimenta gli affitti universitari continua a macchiarsi di “nero”. L’associazione universitaria Link-Udu è stata la prima a lanciare l’allarme: “ Il Centro studi e ricerche sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of business ethics, ha diffuso i dati di una indagine sugli affitti regolari per studenti universitari”.

 Dall’indagine emergono dati allarmanti:  quasi l’80 percento degli studenti fuori sede, nel 2013, non ha sottoscritto alcun contratto regolare per l’affitto del proprio posto letto. Un aumento di tre punti percentuali rispetto al 2012, dunque. E la percentuale, secondo il sindacato universitario, sarebbe destinata ad aumentare dopo gli ultimi provvedimenti adottati dal governo Letta.

 “Come abbiamo denunciato negli scorsi giorni, l’introduzione della ‘Service tax’ comporterà un maggior aggravio nelle tasche degli studenti fuori sede, che, oltre a pagare affitti ben più costosi rispetto a quelli previsti dagli accordi territoriali, dovranno pagare le spese per i servizi di raccolta urbana dei rifiuti e i per i servizi indivisibili – prosegue la nota diffusa dall’associazione - . Con l’introduzione della tassa molti studenti saranno costretti a non sottoscrivere contratti regolari, rinunciando di fatto ai diritti di inquilini, pur di non sostenere ulteriori spese. Da parte dei proprietari degli immobili potrà esserci l’interesse a mantenere contratti in nero per non pagare l’imposizione Irpef o la cedola secca, risparmiando sulla registrazione del contratto”.

 La rete Link rilancia il grande tema del diritto all’abitare nelle città, inteso non solo come un diritto degli studenti universitari, “ma anche per i giovani precari e le famiglie svantaggiate, già colpiti dalla crisi e che sono gli unici a pagare per le scelte di pericoloso equilibrio del Governo Letta”. 

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