Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

“Università libera e di qualità”. Link Udu spinge sulla candidatura di Monticelli

Lo studente di ingegneria, candidato al Consiglio nazionale, si fa portavoce delle istanze del movimento universitario: "Tasse troppo alte, blocco del turnover, didattica a rischio. I governi vogliono creare un'istruzione d'elite"

LECCE – Carlo Monticelli, studente di ingegneria, è il candidato dell’associazione Link –Udu per il prossimo rinnovo del Consiglio nazionale degli universitari (Cnsu). In vista delle elezioni che si terranno il 22 e 23 maggio, Link scalda i motori della competizione elettorale, accordando la sua preferenza al 23 enne inteso come elemento di rottura rispetto ad una logica che vede le associazioni studentesche legate a doppio filo rispetto al sistema partitico.

Il nome della lista non è scelto a caso e quell’”indipendente” che campeggia prima della sigla Link, riassume il senso di una proposta del tutto “nuova e libera”. Già dal 2010, infatti, la storica associazione di sinistra si è gradualmente allontanata dal sindacato di riferimento, Cgil, fino a slegarsi completamente anche dal punto di vista economico.

All’interno della circoscrizione Sud (che comprende le regioni meridionali) Monticelli, già consigliere d’amministrazione presso l’università del Salento, è l’unico nominativo espresso da Link e corre con altri sette candidati alla poltrona del Cnsu. Carica che, è bene ricordarlo, ha una funzione prettamente consultiva per il ministero dell’Istruzione pubblica.

Ed anche su questo punto, lo studente preme per una svolta in direzione contraria: “Quest’organismo esprime pareri non vincolanti e da tempo sosteniamo la necessità di una riforma. Recarsi una volta ogni due mesi a Roma non è sufficiente per far sentire il peso e la voce degli universitari nelle stanze che contano”.

Il Cnsu, a suo dire, potrebbe essere sostituito da una Conferenza degli studenti, dotata di organismi intermedi di governo, composta da un rappresentante per ogni ateneo italiano. “La prassi vuole che all’interno del consiglio si formino le solite maggioranze – spiega lui -. E questo perché i partiti fanno grossi investimenti per la propaganda dei loro rappresentanti”.

Risorse economiche poche, dunque. Ma Monticelli e Link puntano tutto sulla forza delle idee e del cambiamento di rotta in un’istituzione, quella universitaria, che “riforma dopo riforma sta prendendo la deriva della privatizzazione”. I Tagli imposti all’istruzione pubblica, con conseguente aumento della tassazione a carico delle famiglie, il blocco del turnover per i docenti ed il personale, i nuovi criteri Ava (basati su criteri quantitativi che cancellano interi corsi di studio), vorrebbero far posto ad una “università d’elite che si basa sullo sfruttamento del sapere ed il suo asservimento alle logiche di mercato”.

Il programma dell’associazione ricalca, in buona sostanza, i cavalli di battaglia del movimento studentesco che, negli ultimi mes, ha animato le piazze italiane. “In un quadro nazionale al collasso, le conseguenze peggiori rischiano di ricadere proprio sugli atenei piccoli e periferici del Sud – ammonisce Monticelli -. I nuovi parametri del fondo Ffo sono fatti in modo che proprio le università più forti economicamente, attraggano più risorse, a discapito degli atenei già inseriti in un contesto economico e sociale penalizzante, come nel Mezzogiorno”.

Il diritto allo studio, inteso nel senso più universalistico che si possa accordare ad un diritto, rimane l’obiettivo principale. Per garantirlo “occorre istituire un bando unico per le borse di studio e il rifinanziamento del fondo integrativo nazionale, recentemente tagliato del 90 percento”. Secondo Monticelli, a fronte dei 20 milioni di euro spesi dai precedenti esecutivi per il comparto universitario, ne servirebbero almeno 300 su scala nazionale. 

L’associazione punta anche sull’abolizione del numero chiuso per garantire il libero accesso ai gradini più alti della formazione. Con un occhio ben aperto sulla qualità della didattica: “Bisogna intervenire sul rapporto docenti e studenti, avviando veri e propri meccanismi di valutazione e consentire l’apertura totali degli spazi pubblici, come le biblioteche anche in orario extracurriculare”.

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