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Una veduta dall'alto del poligono di Torre Veneri.

Una veduta dall'alto del poligono di Torre Veneri.

Uranio impoverito, interviene l'esperto. La bonifica del poligono arriva in consiglio

Dopo la conferenza, Lecce Bene Comune presenta una mozione che sarà discussa nella prima assise utile. Intanto, sul poligono di Frigole, si registra il contributo di Falco Accame, uno dei massimi conoscitori della materia

LECCE  - La vicenda legata al poligono militare di Torre Veneri, della quale Lecce Bene Comune aveva discusso nella mattinata di sabato, nel borgo di Frigole, approderà in Comune.  I consiglieri comunali Carlo Salvemini e Saverio Citrato hanno chiesto infatti di discutere in consiglio comunale l'emergenza ambientale che risulterebbe provata da quanto è già noto rispetto alle attività condotte dalla commissione parlamentare di inchiesta che si occupa delle conseguenze dell'utilizzo di metalli pesanti come l'uranio impoverito nel corso di esercitazioni militari e missioni operative.

L'intento - indipendentemente da quelle che saranno le conclusioni del lavoro della commissione a proposito dell'uso dell'uranio - è quello di esortare il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ad intraprendere una serie di iniziative, per bonificare le aree marine interessate ed emanando ordinanze sull'emergenza igienico-sanitaria, così come previsto dal decreto legislativo 112 del 1998.

Lo scorso 9 marzo una delegazione della Commissione parlamentare di inchiesta sull'Uranio Impoverito si è recata presso il poligono di Torre Veneri. Nel corso del sopralluogo, hanno fatto sapere i portavoce di Lecce Bene Comune, rispondendo ai quesiti posti dalla senatrice Granaiola e dal senatore Caforio, il generale Cutropia e il colonnello Capraro hanno precisato che “finiscono in mare, prevalentemente, bossoli di alluminio, e che non sono mai state effettuate bonifiche dei fondali".

La sottovalutazione delle problematiche ambientali e sanitarie, ribadite da più esponenti durante le ispezioni, saranno i nodi principali - i cui dati sono peraltro consultabili on-line - che i due consiglieri intendono sciogliere nell'aula di Palazzo Carafa. 

Lo stesso senatore Rosario Giorgio Costa, presidente della commissione parlamentare sul tema, ha affermato che " Per quanto concerne l'area marina, le immersioni subacquee effettuate hanno evidenziato la presenza di numerosi relitti inerti, di  proiettili da esercitazione, di un barcone metallico e di penetratori in materiale attualmente in fase di identificazione".

Sulla questione è anche intervenuto Falco Accame, presidente di Anavafaf, l'Associazione nazionale per l'assistenza alle vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti. Attraverso una nota, postata su Facebook, ha voluto dire la sua rispetto ad alcuni aspetti della vicenda del poligono salentino: "Dopo i sopralluoghi del capitano Minervini, in seguito a quanto disposto dalla commissione d’Inchiesta, non può essere mantenuta in quanto riguarda fatti concernenti la salute pubblica". Punto secondo: "Difficile sapere quali armi abbiano impiegato perché, per chi utilizza poligoni di impiego internazionale è sufficiente presentare una autocertificazione. E inoltre la bonifica (quantomeno lo sgombero bossoli) è affidata spesso agli stessi utenti e quindi sfugge ad ogni controllo".

L'altro aspetto determinante, secondo Accame, riguarda le bonifiche: sarebbero state effettuate solo in superficie, in un sorta di operazione “sgombero-bossoli”, invece di una più approfondita attività  di scavo, per eliminare i proiettili conficcatisi nel terreno. Un quarto punto è relativo, invece, ai  bandi internazionali. Mai emanati. "Ciò avrebbe comportato delle gravi responsabilità in caso di trasgressione da parte degli utilizzatori, mentre tali responsabilità sono state in pratica cancellate", ha denunciato il responsabile di Anavafaf.

Infine, ultima nota dolente: sarebbe difficile stabilire con esattezza, l'attendibilità delle rilevazioni  effettuate, per quanto riguarda il poligono di Frigole e l’eventuale presenza di munizioni all'uranio impoverito, anche a causa della vasta estensione dell'area. "Occorre, in primo luogo, richiedere che la bonifica sia effettuata in profondità perché i proiettili non si trovano solo in superficie", ha concluso Accame.

 

 

 

 

 

 

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