Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Usura ed estorsione, condannati in abbreviato i tre fratelli Caroppo

Condanne in abbreviato per i tre fratelli Caroppo: Antonio, Massimo e Damiano. Il gup Antonia Martalò li ha condannati rispettivamente a 6 anni e sei mesi; 5 anni; e 3 anni e quattro mesi. Esclusa l'aggravante del metodo mafioso

 

LECCE – Condanne in abbreviato per i tre fratelli Caroppo: Antonio, Massimo e Damiano. Il gup Antonia Martalò li ha condannati rispettivamente a 6 anni e sei mesi di reclusione (e mille 200 euro di multa); 5 anni (600 euro di multa) e 3 anni e quattro mesi (344 euro di multa). Al centro della vicenda giudiziaria i presunti prestiti usurai con tassi d'interesse mensili pari al 10 per cento (che attraverso una micidiale progressione matematica giungevano a superare il 120 annuo), le estorsioni e l’attività finanziaria abusiva. Esclusa per tutti e tre l'aggravante del metodo mafioso. Il sostituto procuratore della Dda del capoluogo salentino, Alessio Coccioli, aveva chiesto una condanna a otto anni di carcere per Antonio e Massimo Caroppo, e sei per Damiano. Nel corso del giudizio con rito abbreviato si sono costituiti parte civile due imprenditori (padre e figlio, titolari di un autosalone), assistiti dagli avvocati Giulio Insalata e Francesco Vergine, e altre due presunte vittime. Con loro anche l'associazione antiracket Lecce, rappresentata sempre dall'avvocato Insalata. Nei loro confronti, accogliendo la tesi dei legali, il gup ha riconosciuto un risarcimento danni da quantificare in sede civile.

I tre, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbero creato una vera holding finanziaria, con un giro d'affari di centinaia di migliaia di euro, gestita in maniera illecita da. Nei loro confronti i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce eseguirono, all'alba del 3 agosto scorso, tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal giudice gip del tribunale di Lecce, Cinzia Vergine.

Per gli investigatori la vicenda avrebbe avuto inizio nel 2009. Le ipotesi di reato a carico dei tre imputati sono, oltre che di usura ed estorsione, di esercizio abusivo del credito, reato satellite, con l'aggravante delle modalità mafiose. I Caroppo sono ritenuti personaggi vicini agli ambienti della criminalità organizzata. Le indagini si sono avvalse d'intercettazioni e di pedinamenti, e sono partite dalla denuncia di un imprenditore del settore dell'edilizia stradale che, dopo aver ricevuto un primo prestito di 40mila euro, avrebbe dovuto restituire il mese successivo, a suo dire, oltre 44mila euro, finendo in un tunnel della disperazione.

Sulla scorta della prima denuncia, anche altre presunte vittime (due dello stesso settore, edilizia stradale, ma anche il titolare di un supermercato e due commercianti di autovetture nuove e usate) hanno iniziato a collaborare con la giustizia. Non potendo pagare gli interessi, i denunciati hanno spiegato ai carabinieri di essere stati minacciati.

In alcuni casi, sarebbe stato chiesto alle presunte vittime di cedere i propri automezzi, del valore di decine di migliaia di euro, per poter poi saldare il debito. Durante le perquisizioni, fu trovata diversa documentazione ritenuta molto interessante sotto il profilo investigativo. Assegni, ma anche un appunto con l'elenco dei già citati mezzi, che sarebbero stati visionati dai fratelli, nel corso di un sopralluogo in un cantiere.

Sentiti nel corso dell'interrogatorio di garanzia, i tre fratelli confermarono di aver prestato denaro a imprenditori in difficoltà economica, evidenziando, però, di non aver mai preteso la restituzione delle somme con interessi e, soprattutto, escludendo qualsiasi minaccia o estorsione a loro carico. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Luigi e Roberto Rella, Ladislao Massari e Giorgio Memmo. Le vittime, che si sono costituite parte civile, sono rappresentate dall'avvocato Mauro Calò.

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