Va in onda la guerra delle scritte. Una città invasa quasi ogni notte

La notte scorsa è toccato alla sede leccese del "Il nuovo quotidiano di Puglia". Prima ancora alla chiesa di San Giovanni Battista. E negli ultimi giorni ne sono apparse decine in tutta la città, molte dietro al tribunale. Sullo sfondo, le vicende giudiziarie di giovani di estrema destra e anarchici

LECCE – La notte scorsa ignoti hanno cosparso di vernice rosa il portone e l’atrio della sede leccese de “Il nuovo quotidiano di Puglia”, in via dei Mocenigo (a due passi contati da piazza Sant’Oronzo) lasciando anche una scritta sulla parete di sinistra rispetto all'’ingresso con bomboletta spray nera: “L’infamia è la vostra qualità! Merde!”.

Considerato l’orario, poco dopo mezzanotte, in redazione c’erano ancora alcuni giornalisti per la chiusura delle ultime pagine, che si sono riversati in strada. I vandali erano già fuggiti e ora si confida nella possibilità che siano stati immortalati da varie videocamere di sorveglianza di cui il centro è pieno.

La sensazione, secondo indiscrezioni, è che gli autori potessero essere camuffati ad arte, sfruttando il clima carnascialesco. Scaltra, d’altronde, sarebbe stata l’idea di muoversi di martedì grasso, per girare travestiti senza destare sospetti. E’ però sempre un azzardo compiere un raid in alcune zone della città, pur magari con parrucche e maschere. 

Sul posto, nella notte, è intervenuta per prima una volante di polizia. Il caso è poi passato per competenza in mano alla Digos. Nessuna sigla che rivendichi apertamente la matrice. Difficile dire con certezza da chi provenga l’atto vandalico e negli ambienti investigativi cova la massima cautela. Indipendentemente da quale sia stata la mano artefice in questo specifico caso, però, la sensazione – e qui nessuno tituba - è che tutto si possa ascrivere a un clima politico molto torbido, specialmente negli ambienti giovanili, visti gli eventi di cronaca degli ultimi tempi, che hanno riguardato esponenti di Casapound Italia e antagonisti salentini.  

Fiumi di articoli sono usciti su tutte le testate locali in merito alle varie inchieste chiuse negli ultimi giorni dalla questura di Lecce e che hanno riguardato cortei non autorizzati e scontri notturni tra varie fazioni. 

I muri della città, a ben vedere, si stanno trasformando negli ultimi tempi nella lavagna del malcontento e dell’agitazione politica e sociale. E in onda, come un film dalle molte repliche, sta andando sempre più la guerra delle scritte. Che siano chiese, giornali, istituzioni o anonime pareti di condomini, poco importa. Negli ultimi periodi, ad esempio, proprio alle spalle del tribunale (dove pullulano vicoli e angoli di notte poco sorvegliati, che diventano luoghi di ritrovo occasionali), proprio a margine degli ultimi eventi, sono comparse diverse iscrizioni riferibili a vari movimenti ideologici.

Alcune sono davvero recenti, non più vecchie di qualche giorno. “Emilio merda”, ne recita una, con croce celtica accanto, dove Emilio è presumibilmente l’anarchico del centro sociale “Dordona” di Cremona ferito gravemente nel corso di scontri con attivisti di Casapound Italia. Fa da verso a un’altra apparsa altrove in cui s’incita l’anarchico agonizzante in ospedale a resistere.

Ancora: “Caos merda”, firmato “Blocco” (il movimento studentesco di Casapound, anche se bisogna vedere se realmente sia opera loro; spesso e volentieri certe scritte non vengono fatte da elementi organici a un gruppo, ma da cani sciolti che s’impossessano di simboli e sigle, dopo aver respirato una sorta di aria da battaglia), o, ancora, “Compagno coniglio”. Negli stessi angusti spazi, veri fazzoletti di cemento, ecco anche le risposte a mano armata di bomboletta: “Casapound merde” e “Fascio nasconditi”. Altre, come detto, si trovano in vari punti della città, ovunque via sia un centimetro di muro libero e poca illuminazione.

Nello stesso calderone si potrebbe inserire anche quanto avvenuto qualche notte addietro, quando la chiesa di San Giovanni Battista del quartiere Stadio è stata presa di mira con vernice rossa sulla statua della Madonna, graffiti contro l’ex sottosegretario degli Interni di centrodestra Alfredo Mantovano, definito “talebano”, contro i preti, finanche contro il Padreterno. E sui muri del centro, come ben si ricorderà, sempre nei giorni scorsi sono apparsi manifesti offensivi ben incollati alle pareti contro i politici Mario Borghezio, Adriana Poli Bortone, Erio Congedo e Simona Manca, tutti in questo caso riferibili a movimenti antagonisti locali.   

Qualche tempo prima, ancora la stampa era finita nel mirino, ma in quel caso di appartenenti al mondo ultras leccese, che quantomeno avevano risparmiato gli arredi urbani. Striscioni, infatti, erano apparsi di notte inneggiando contro i cronisti in generale (“Giornalisti… la voce di viale Otranto", usato come sinonimo di questura) e Lecceprima in particolare: “Infami come gli altri”.

Ed ecco questa parola che ritorna spesso, nella forma di sostantivo o aggettivo. Quando di mira viene preso un cronista che racconta la città, le sue problematiche, i fatti, spesso diventa un “infame”. Il termine ha molte sfaccettature, ma in questi casi si può ritenere che sia impiegato nell’uso estensivo, per definire chi scrive menzogne e calunnie. Ma è chiaro che agli occhi di chi si trova coinvolto personalmente o emotivamente in vicende giudiziarie, ogni rigo appaia intriso di menzogne e calunnie.

Abbiamo già scritto in passato che i giornali sono aperti a tutti e a tutti devono dare voce, per spirito di missione, senza mai comunque nulla omettere, quando si tratti di inchieste. Un portone andrebbe varcato per farsi sentire, non imbrattato. E il vandalismo, che sia di destra, sinistra o provenga dagli stadi, non fa altro che aumentare il divario con la città, sempre meno disposta a capire, ascoltare, sentire ragioni. 

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