Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Operazione "Valle della Cupa", in 50 dinanzi al gup. Molti indagati scelgono l'abbreviato

Per tutti il pubblico ministero Guglielmo Cataldi ha chiesto il rinvio a giudizio, le loro posizioni saranno discusse il 29 maggio. Sullo sfondo un intreccio di clan, parentele e legami con un ruolo centrale per le donne coinvolte

LECCE – Sono 50 gli imputati coinvolti nell’ambito della cosiddetta operazione “Valle della cupa”. In molti, hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato o di avanzare richiesta di patteggiamento, nel corso dell’udienza preliminare dinanzi al gup Simona Panzera. Le loro posizioni saranno discusse il prossimo 29 maggio. Per tutti il pubblico ministero Guglielmo Cataldi aveva chiesto il rinvio a giudizio.

Quello sgominato nel maggio del 2012 dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, guidati dal colonnello Maurizio Ferla, era un presunto sodalizio criminale fortemente radicato sul territorio, organizzato gerarchicamente, con uno stretto intreccio di parentele e relazioni sentimentali (ben 16 degli arrestati, infatti, sono legati tra loro a vario titolo) e caratterizzato da una forte presenza femminile anche nei ruoli di vertice dell’organizzazione. Alle dipendenze di quello che secondo gli inquirenti era il leader indiscusso dell’organizzazione, il 51enne Antonio Sileno (già condannato in passato per omicidio e nell’ambito delle operazioni Lupiae e Affinity), agivano, con compiti di direzione e coordinamento dell’associazione, la sorella Carmela e la compagna Angela Colacicco, incaricate di organizzare l’attività del gruppo.

Un vero e proprio direttorio, come l’ha definito il colonnello Ferla, capace di gestire e coordinare il traffico di sostanze stupefacenti in gran parte della penisola salentina. A latere, con il compito di reperire e distribuire l’eroina, vi erano il terzo dei fratelli Sileno, Giancarlo; il fratello di Angela Colacicco, Paolo; Maurizio Mazzei; Carmela Sileno e il compagno Mario Camassa. Fra i principali e più attivi pusher di cui l’associazione si serviva per la vendita al dettaglio dell’eroina, i fratelli Marco e Gianluca Saponaro con le rispettive ragazze, Luana Quarta e Roberta Ventura. Con loro anche Rosanna Tornese, nipote di Mario e Angelo, nomi storici della Scu ritenuti a capo dell’omonimo clan.

Un intreccio di parentele e legami sentimentali dunque, in cui, secondo i principi ereditati dalla Sacra corona unita, le donne avevano un ruolo determinante, sia sotto il profilo organizzativo che quello della gestione degli affari, soprattutto quando gli uomini scontavano periodi di detenzione (emblematico, a tal proposito, il caso di Antonio Sileno, arrestato a dicembre 2009). L’operazione, denominata “Valle della Cupa” dall’omonima località del comune di Monteroni, epicentro dello spaccio, portò, a maggio scorso, all’esecuzione di 34 ordinanze di custodia cautelare (un altro arresto fu eseguito in flagranza di reato).

Le indagini hanno avuto inizio nell’ottobre 2009, dopo un controllo antidroga eseguito dai carabinieri della compagnia di Tricase, guidata dal capitano Andrea Bettini. Grazie a servizi di osservazione, controllo e pedinamento, oltre che con l’ausilio d’intercettazioni telefoniche e ambientali in carcere, è stata ricostruita l’organigramma del gruppo. L’organizzazione, che non cedeva mai quantitativi di eroina inferiori ai cinque grammi (a un prezzo di circa 100 euro), aveva tre differenti canali di approvvigionamento dello stupefacente. Soprattutto quello brindisino, e poi quelli alternativi nel tarantino e nel napoletano, che venivano utilizzati quando il primo, per temporanea indisponibilità di materia prima o per ragioni di “opportunità”.

Peculiarità emersa durante le indagini è stata l’attitudine dei sodali ad ingoiare gli involucri contenenti la droga per sfuggire ai controlli dei carabinieri. Da alcune intercettazioni ambientali è emerso che uno degli arrestati, Roberto Corpus, si era offerto di acquistare la casa di Gianluca Saponaro dietro il corrispettivo di due chili di cocaina purissima, affare sfumato per volontà di quest’ultimo, che preferiva i contanti. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Massimo Bellini, Giancarlo Dei Lazzaretti, Elio Maggio, Luigi e Arcangelo Corvaglia, Luigi Rella e Vincenzo Venneri.

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