Vandali rubano dal parco la targa per Simone Renda, la madre straziata

Il gesto ignobile scoperto dalla donna ieri sera. Il giovane morì in Messico. Storico il processo che ha portato a sei condanne

La targa per Simone Renda.

LECCE – Un gesto ignobile, basso, stupido, volgare e senza senso. Anzi, è probabile persino che l’autore, il solito vandalo senza nulla da fare se non sfogare i suoi bassi istinti sui beni pubblici, non sappia nemmeno quale terribile storia, seguita da una lunga ed estenuante battaglia legale, fino a raggiungere una sentenza epocale, si celi dietro a quella targa collocata nel Parco dei Bambini di viale Giovanni Paolo II. E che è letteralmente sparita.

Quando, non si sa. Forse ieri mattina, forse di pomeriggio, forse la notte precedente. Si può solo dire che ieri sera, intorno alle 20, quando Cecilia Greco si è recata in zona, la pietra di granito sul quale compariva il nome del figlio, con data di nascita e morte (12 novembre 1972 - 3 marzo 2007), non c’era più.

Cecilia Greco è la madre di Simone Renda, il bancario leccese deceduto a soli 34 anni in Messico, mentre era in vacanza. Detenuto in una cella dopo esservi arrivato in circostanze dubbie, una punizione sproporzionata per una presunta infrazione amministrativa, nonostante problemi di salute attestati dal medico della struttura (ipertensione e sospetto infarto in corso), fu abbandonato a se stesso, senza acqua e cibo per 42 ore di fila. Fino a provocarne la morte. In sei, fra cui persino un giudice, nel dicembre del 2016 sono stati giudicati e condannati dal Tribunale di Lecce. Su di loro pendevano le accuse di concorso in omicidio e violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Nel 2012, a ridosso di Natale, l’allora sindaco Paolo Perrone inaugurò il Parco, intitolato al capitano dell’aereonautica Stefano Rugge, che abitava nel quartiere Stadio e che morì in Macedonia l’8 maggio del 2008. Nell’occasione, fu apposta anche un’altra targa, proprio in ricordo di Simone, su un’area del Parco che in passato era appartenuta proprio alla sua famiglia. Dunque, un ricordo d’immenso valore simbolico per la madre di Simone e per tutti parenti e gli amici del giovane.

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Ora, quella targa non c’è più. Al suo posto, è rimasta solo la struttura in ferro che la sorreggeva. La donna s’è rivolta al Comune denunciando l’episodio. Si spera che le videocamere della zona abbiano immortalato qualcosa. O che magari, l’autore di un gesto che ha spezzato il cuore di una madre, si penta e trovi il modo di far ritrovare la targa.

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