Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Varchi elettronici in Ztl, giudice annulla sei multe

Una nuova sentenza del giudice di pace leccese che chiede la necessità della documentazione fotografica, per dimostrare l'infrazione. Ed è un altro "colpo" contro l'elettronica funzionale ai verbali

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LECCE - L'elettronica per la rilevazione di infrazioni del codice della strada non sembra vivere un momento di grande fortuna, soprattutto se è possibile dimostrare che i cittadini sono vessati da multe non giustificate: è quello che, in buona sostanza, sta cercando di fare lo "Sportello dei diritti" leccese, che prosegue la propria battaglia contro i verbali seriali che, da qualche mese, colpiscono i cittadini a causa dell'introduzione di sistemi elettronici delle infrazioni sui varchi elettronici delle zone a traffico limitato nel centro storico del capoluogo salentino.

Una manna dal cielo, sulla carta, per le casse del Comune leccese, ma un vero e proprio flagello, visto nell'ottica di migliaia di automobilisti, colpiti a raffica da multe in serie, e spesso incolpevoli per la difficile avvistabilità dei segnali, posti all'ingresso del centro storico; una mancata visibilità che può trarre in inganno e costringere ad ingenti spese se non si propone ricorso. Un'altra recente sentenza del giudice di pace di Lecce, resa all'udienza del 7 marzo 2011 da Anna Maria Aventaggiato, le cui motivazioni sono state pubblicate lo scorso 13 aprile, censura il comportamento dell'amministrazione comunale "colpevole" di non aver provato la sussistenza delle violazioni, attraverso idonea documentazione fotografica cui ha omesso il deposito negli atti di causa.

Nel caso di specie, il giudice ha annullato ben sei verbali d'importo totale pari a 534 euro, cui un automobilista si era opposto con un unico ricorso, accogliendo la motivazione addotta dall'opponente sul difetto di prova da parte della pubblica amministrazione: si adduce, infatti, che "il ricorrente ha posto in dubbio la validità dell'accertamento nel mentre l'ente non ha allegato la relativa documentazione fotografica dalla quale si verifica sia l'auto che ha commesso la violazione mediante lettura della targa, sia il luogo intercluso ad essa".


"Sicché - come rammenta Giovanni D'Agata, dando pubblicità alla sentenza -, è da ritenersi privo di dimostrazione l'assunto della pubblica amministrazione, né la presunzione di fede privilegiata attribuita ai propri atti possiede carattere tanto preminente e superiore da poter essere assimilata ad un dogma". Le violazioni, insomma, vanno provate.

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