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Giovedì, 18 Agosto 2022
Cronaca

Morì investito dal vapore in raffineria, Api condannata anche in appello

Francesco Fiore, operaio di Veglie, perse la vita nel 2013. Era giunto nelle Marche con un collega per alcune manutenzioni nello stabilimento di Falconara Marittima. Assoluzione per il suo datore di lavoro

ANCONA – Si chiude con due condanne, anche se parzialmente riformate, e un’assoluzione, il processo d’appello per il decesso di Francesco Fiore, avvenuta all’età di 54 anni. Operaio di Veglie, Fiore perse la vita in ospedale il 18 giugno del 2013 dopo un’agonia di venti giorni, in seguito a un incidente sul lavoro nello stabilimento di Falconara Marittima dell’Api raffineria Spa di Ancona.

In primo grado, nella vicenda in cui si contestava la cooperazione nell’omicidio colposo, erano stati sei gli imputati a processo, tre dei quali, figure intermedie (il responsabile del settore manutenzione, il responsabile del reparto ispezione e il dirigente del settore produzione) assolti e altrettanti, l’amministratore delegato dell’Api raffinerie anconetana Giancarlo Cogliati, di Varese, Pierfilippo Amurri, di Ancona, dirigente del settore operazioni, e Antonio Palma, di Taranto, legale rappresentante della Ferplast (per la quale lavorava Fiore), condannati tutti a due anni. 

Ieri, dunque, la nuova sentenza nella quale è stato dichiarato il non doversi procedere per la violazione delle norme sul lavoro, essendo intervenuta la prescrizione, e in cui a Cogliati e Amurri sono state concesse le attenuanti generiche in regime di equivalenza, con riduzione della pena a otto mesi per Cogliati e uno ad Amurri, in più con il beneficio della non menzione. Assolto Palma, invece, ragion per cui per lui e per la Ferplast sono state revocate anche le disposizioni civili. Dovranno invece risarcire il danno alle parti civili, in separata sede, Cogliati e Amurri, in solido con l’Api.

Stando alle ricostruzioni della Procura marchigiana, Fiore e un suo collega, alla fine di luglio del 2013, arrivarono nella raffineria marchigiana per alcuni lavori, ma rimasero investiti da getti di vapore mentre operavano su alcune valvole di sicurezza. Fiore fu trasportato in ospedale, a Cesena, e morì la notte del 18 giugno del 2013. Aveva lesioni sul 75 per cento del corpo. Il collega rimase gravemente ferito, ma si salvò.

L’accusa principale verteva sul fatto che i lavori su tredici valvole di sicurezza dell’impianto a vapore sarebbero stati eseguiti con lo stabilimento in funzione, anziché fermo, con il rischio, quindi, che avvenissero incidenti dovuti alla fuoriuscita di getti. Questo, in particolare, nel corso delle operazioni di smontaggio di ogni singola valvola. 

Già risarciti moglie e figli di Fiore in sede stragiudiziale, come parti civili, costituitisi con gli avvocati Massimo Zecca e Giuseppe De Bartolomeo, erano rimasti la sorella dell’operaio, tre nipoti e il cognato. La raffineria Api era difesa dagli avvocati Jacques Fosson e Dario Bolognesi, l’amministratore delegato Cogliati dall’avvocato Fulvio Simoni e il dirigente del settore operazioni, Amurri, dall’avvocato Luigi Matteo. La sentenza è stata emessa dalla sezione penale della Corte d’appello di Ancona (presidente Lorenzo Falco, consiglieri Carla Moriconi e Palo De Luca). Si attendono ora le motivazioni.

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