Morta dopo riduzione dello stomaco: quattro indagati, eseguita l'autopsia

La donna, 45enne di Veglie, a gennaio si era sottoposta a un intervento in provincia di Bergamo. Il malore fatale il 28 maggio. Iscritti medici anche a Lecce

Foto di repertorio.

LECCE – Ci sono quattro indagati per la morte di P.I., di Veglie, avvenuta a soli 45 anni, dopo un violento malore in casa, nel pomeriggio del 28 maggio scorso. Solo l’ultimo di una serie di malesseri che la donna avrebbe patito fin da quando era stata sottoposta, nel gennaio precedente, a un intervento chirurgico per la riduzione dello stomaco.

Due degli indagati sono medici del Policlinico San Marco di Zingonia, in provincia di Bergamo, laddove, cioè, era stata eseguita l’operazione. Gli altri due, invece, medici dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Circa una settimana prima che avvenisse la tragedia, infatti, proprio a causa di persistenti disturbi, la 45enne si era recata al pronto soccorso per una visita. Da qui era stata però dimessa.

Omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario sono i reati ipotizzati dal pubblico ministero Alberto Santacatterina che, questa mattina, alle 10, ha conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale Alberto Tortorella e al professor Nicola Palasciano dell’Università di Bari. La famiglia, seguita dall’avvocato Salvatore Musco, ha nominato come proprio consulente il medico legale Roberto Vaglio. Iniziato intorno alle 12, l’esame necroscopico s’è concluso verso le 15. Al momento, poco trapela sui risultati.

Il decesso della donna era stato tanto rapido, che non c’era stato nemmeno il tempo di trasportarla in ospedale. All’arrivo dell’ambulanza del 118 sul posto, in casa della sua famiglia, gli operatori avevano potuto fare poco o nulla. Il medico, solo constatarne il decesso. Un caso sul quale fare luce, perché, come detto, la donna era reduce da un intervento chirurgico avvenuto a gennaio per la riduzione dello stomaco, a causa dell’obesità. Ma, a distanza di mesi, aveva continuato a patire dolori e fastidi.

Una volta tornata a casa dalla provincia di Bergamo, la donna di Veglie aveva continuato a seguire a distanza cure antibiotiche e terapie. Ma frequenti disturbi avevano continuato ad attanagliarla, tato da doversi recarsi in ospedale, a Lecce, per un controllo. Questo era avvenuto circa una settimana prima del decesso. Tuttavia, in ospedale, non sarebbero state riscontrate particolari anomalie e aveva quindi fatto rientro a Veglie.

Dopo quel tragico decesso, il marito aveva deciso di recarsi presso il proprio legale di fiducia, per rappresentare i fatti. E, dalla dettagliata denuncia presentata presso la caserma dei carabinieri di Veglie, era partito l’accertamento. La mattina successiva, quella del 29 maggio, il pubblico ministero Santacatterina aveva disposto il trasferimento della salma presso la camera mortuaria di Lecce. Oggi, l’autopsia con la quale si spera di fare chiarezza, capire se effettivamente vi sia stata qualche negligenza.  

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