Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Veleni in Procura, perquisizione al giornalista. Assostampa: “Sconcertante”

L'associazione della stampa pugliese si stringe attorno al cronista Giuliano Foschini, dopo la perquisizione decisa dalla Procura di Lecce, in seguito alle informazioni sullo scontro tra giudici dopo l'assoluzione di Vendola

LECCE – “Sconcerto” e “preoccupazione”: usa questi termini l’associazione della stampa di Puglia, per bocca del presidente Raffaele Lorusso, dinanzi alla decisione della Procura della Repubblica di Lecce di sottoporre a perquisizione il giornalista della redazione barese de “La Repubblica”, Giuliano Foschini, dopo gli articoli sui “veleni” al palazzo di giustizia di Bari in seguito alla sentenza di assoluzione del governatore Nichi Vendola dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio. Un blitz scattato dopo la denuncia di uno dei sostituti procuratori protagonisti dello scontro giudiziario.

Al centro della vicenda c’è la lettera con la quale i pm baresi, Desireè Digeronimo e Francesco Bretone, hanno sollevato dinanzi al procuratore generale di Bari, Antonio Pizzi, al procuratore Antonio Laudati e all’aggiunto Giorgio Lino Bruno, dubbi sull’imparzialità del gup Susanna De Felice che il 31 ottobre scorso ha assolto Vendola, in quanto amica della sorella del presidente Vendola, Patrizia.

“Con un tempismo raramente riscontrabile in analoghe vicende – precisa Lorusso come riportato dall’Ansa - in cui sono cittadini comuni a rivolgersi alla magistratura la Procura di Lecce, poche ore dopo la denuncia di uno dei sostituti procuratori della Repubblica di Bari protagonisti dello scontro, ha disposto la perquisizione da parte della polizia nell'abitazione del collega Foschini e nella redazione barese di Repubblica, dove lavora”.

“Il collega Foschini – prosegue -, cui va la piena solidarietà del sindacato dei giornalisti pugliesi, ha fatto soltanto il proprio dovere, informando i cittadini su una vicenda che, indipendentemente da come andrà a finire, non contribuisce a rafforzare nell'opinione pubblica la fiducia nella giustizia e in coloro che l'amministrano. L’approccio nei confronti dei giornalisti da parte una certa magistratura inquirente non può non destare preoccupazione perché le passerelle delle forze di polizia nelle redazioni nascondono sempre il tentativo di mettere il bavaglio alla stampa. Ancor più grave, in questo caso, appare la contestazione al collega Foschini del reato di ricettazione”.

“Essendone poco chiari, se non fantasiosi i contorni - prosegue Lorusso - sarebbe grave se l’ipotesi di reato fosse stata formulata soltanto per risalire alle fonti del giornalista, attraverso perquisizioni e intercettazioni, e quindi per impedire a quest'ultimo di lavorare e di dare notizie scomode. Quello di indagare per ricettazione i giornalisti in presenza di fughe di notizie chiaramente ascrivibili ad altri e non a chi ha il dovere di divulgarle nell'interesse esclusivo dei cittadini ad essere informati - conclude - è ormai uno schema cui la magistratura inquirente ricorre con sempre maggiore frequenza e verso il quale non si può restare inermi e silenti”.

“Si tratta – conclude - di una situazione inquietante e intollerabile, che riporta ai tempi della censura di cui, evidentemente, in tanti, non soltanto in Parlamento, sentono la nostalgia”.

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