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Venerdì, 27 Maggio 2022
Cronaca Gallipoli

Veliero dell’ultimo sbarco dei migranti a Punta Pizzo “affondato” dalle mareggiate

L’imbarcazione, un Sail Pollux di 14 metri, era rimasta incagliata lungo la scogliera del litorale sud di Gallipoli dalla notte del 15 febbraio. I volontari di Legambiente hanno bonificato l’area e raccolto i detriti spiaggiati nella baia

GALLIPOLI - La barca a vela protagonista dell’ultimo sbarco dei migranti di metà febbraio nella baia di Punta Pizzo è stata “affondata” dalle mareggiate. E’ successo nei giorni scorsi. Ancora una volta la forza dirompente del mare in burrasca ha, in un certo senso, “risolto” le operazioni di bonifica lungo il litorale di Punta Pizzo dove il veliero era rimasto incagliato, nei bassifondi e nello specchio d’acqua a ridosso della scogliera del litorale sud di Gallipoli.

L’imbarcazione, che era partita dalla Turchia e aveva trasportato 80 migranti, è stata completamente distrutta, e in parte affondata, dalla forza dirompente delle mareggiate invernali, con diversi detriti e pezzi di carena e di scafo disseminati sulla costa del litorale del parco naturale gallipolino.

Si trattava di un natante, modello Sail Pollux, della lunghezza di oltre 14 metri, che dalla notte del 15 febbraio scorso era incagliata lungo la scogliera di Punta Pizzo. Uno dei tanti natanti a vela utilizzati dai trafficanti per una delle numerose traversate dei migranti che sbarcano anche lungo le coste salentine.

Nei giorni scorsi infatti, nell’ambito dei sopralluoghi e del monitoraggio all’interno dell’area e del tratto costiero del parco naturale gallipolino, i volontari del circolo di Legambiente hanno potuto appurare la novità riguardante l’imbarcazione abbandonata in mare. 

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E agli stessi volontari, guidati dal coordinatore provinciale del Cigno Verde, Maurizio Manna, è toccato il consueto e faticoso intervento di raccolta degli assi di legno, suppellettili e detriti, sventagliati sugli scogli e lungo il litorale dalle mareggiate dei giorni scorsi.

Il relitto, che era rimasto bloccato e abbandonato in mare, è stato letteralmente disincagliato e sbattuto con forza contro gli scogli. Parte dello scafo, in frantumi, è affondato e il resto distrutto e disseminato in pezzi sulla scogliera.

Una sorta di smaltimento naturale (dopo quello manuale fatto dalle autorità competenti e dai volontari nell’immediatezza del fatto) compiuto dalle onde e dal mare che in questo modo hanno tolto d’impiccio anche le autorità territoriali che avrebbero dovuto trovare il modo di bonificare quel tratto di litorale dopo il naufragio della barca.

Un’operazione non certo semplice, perché l’imbarcazione si era incagliata in un tratto angusto del parco naturale di Punta Pizzo, e anche molto onerosa a livello economico. E come già accaduto in altre due occasioni (in quel tratto di costa sorte pressoché analoga era toccata al “Mesta”) ci ha pensato il mare a mettere, o quasi, le cose a posto.

Veliero distrutto dalle mareggiate a Punta Pizzo

A bordo di quella imbarcazione alcuni scafisti avevano trasportato l’ultimo carico umano di migranti (una ottantina a bordo, per lo più siriani, afghani ed egiziani) spingendosi fino alle insenature del litorale di Punta Pizzo prima di incagliarsi tra gli scogli della costa. 

Dopo i controlli di rito da parte delle autorità e in particolare della capitaneria di porto e della guardia di finanza di Gallipoli, per reperire documentazioni o attrezzature, con la messa in sicurezza e terminate le esigenze istruttorie dell’autorità giudiziaria, l’imbarcazione sarebbe stata poi consegnata in custodia al Comune, tramite l’ufficio Ambiente, e all’Autorità del parco naturale di Punta Pizzo.

Non è escluso che la barca possa essere stata oggetto anche di atti sciacallaggio e depredata di strumentazioni, degli alberi e delle vele (nei giorni precedenti era apparsa spoglia di tali attrezzature) ed era rimasta bloccata nella baia e considerata come un rifiuto da dover smaltire. Alla “rimozione” naturale, compiuta dalle onde e dal mare, è seguita l‘azione dei volontari di Legambiente che hanno raccolto e portato via i resti e i detriti spiaggiati.

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