Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Vendette un mitra al pregiudicato, condannato il poliziotto infedele

Tre anni e otto mesi per Domenico Cennamo, quattro per l'acquirente. La sconcertante vicenda è avvenuta nel gennaio scorso

Domenico Cennamo, il 45enne napoletano accusato, nella veste di vice sovrintendente della questura di Lecce, di aver rubato e venduto a un pregiudicato di Merine (frazione di Lizzanello),  Pietro Paolo De Dominicis, 52enne, una pistola mitragliatrice Beretta M12 con 32 cartucce 9x19, è stato condannato a tre anni e otto mesi dal gup Michele Toriello, con attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, dato che incensurato e perché, appena, scoperto ha collaborato, permettendo alla squadra mobile di ritrovare l’arma.

De Dominicis, invece, è stato condannato a quattro anni. Quest’ultimo era già ai domiciliari per motivi di salute, mentre Cennamo, fino a oggi, era ancora in carcere. Il giudice gli ha concesso i domiciliari, in casa della sorella, a Napoli. La condanna in primo grado è avvenuta con un processo in abbreviato.

L’arresto avvenne il 18 gennaio scorso. A fermarlo, i suoi colleghi della squadra mobile, che in seguito alle rivelazioni di Cennamo, ammanettarono nel pomeriggio di quello stesso giorno anche De Dominicis, per detenzione di arma da guerra: fu trovata sull'armadio di casa.

Tutto iniziò dopo i controlli effettuati in mattinata presso l’armeria della questura. L’assenza della pistola mitragliatrice balzò subito agli occhi, con sconcerto. Nessun errore, secondo gli accertamenti: l’arma non poteva che essere stata rubata da qualcuno che aveva accesso all’area riservata.

Le indagini interne,  portarono a restringere il campo in poco tempo, facendo convergere le ipotesi indiziarie su Cennamo che, sottoposto a uno stringente interrogatorio e messo alle strette, ammise le sue colpe.

Particolarmente dolorosa la confessione del poliziotto che al gip Stefano Sernia, durante l’interrogatorio di garanzia, spiegò di essere finito sul lastrico per una serie di vicissitudini e di avere necessità di denaro, non riuscendo così a sfuggire all’offerta di 2mila euro per quell’arma, di cui spiegò di non sapere quale uso dovesse farne De Dominicis. Cennamo era difeso dall'avvocato Laura Minosi, De Dominicis dall'avvocato Elvia Belmonte.  

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