Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca Ugento / Via San Vincenzo

Prima casa in fiamme, poi l'auto. Nel mirino consigliere e moglie medico: un arresto

Nella notte fra il 7 e l'8 marzo un incendio doloso ha parzialmente distrutto un appartamento disabitato dell'ingegnere Molle. La notte scorsa, un rogo ha avvolto la Saxo della consorte, responsabile del Sert. Preso l'autore

 

UGENTO - Prima un'abitazione, poi un'autovettura. Troppe volte, in pochi giorni, le fiamme hanno colpito proprietà di una nota famiglia di Ugento, professionisti affermati, attivi peraltro nel sociale e in politica. Una vicenda che aveva iniziato a farsi spinosa e sulla quale hanno messo la parola “fine” i carabinieri della stazione locale, che, nel pomeriggio, hanno stretto le manette ai polsi di Cosimo Congedi, 46enne, già noto alle forze dell’ordine.

L'ultimo attentato incendiario risale alla notte scorsa, quando, intorno alle 2,30, un rogo ha carbonizzato la Citroen Saxo di proprietà di Maria Verardi, medico, 55enne, responsabile del Sert locale. Un atto vandalico che ha subito posto inquietanti interrogativi. Perché quest'ultimo episodio, ha fatto seguito di appena due giorni a quello che ha visto al centro la parziale distruzione di un'abitazione del marito, l'ingegnere 55enne Pasquale Salvatore Molle, consigliere di minoranza al Comune di Ugento, eletto nella civica Partecipazione e responsabilità.

L'auto era parcheggiata in piazza San Vincenzo, nel pieno centro di Ugento. Sul posto, sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento locale, per spegnere le fiamme residue. L’auto, però, era ormai del tutto devastata. E i carabinieri, che si sono occupati della ricostruzione della dinamica, non hanno escluso, fin da subito, alcuna ipotesi. Tanto più che, inevitabilmente, hanno dovuto mettere l'evento in raffronto con quello avvenuto nella notte fra il 7 e l'8 marzo, quando in fiamme è andato un appartamento di via Massimo Colosso, che ha provocato danni al mobilio. Una casa, comunque, che era disabitata da oltre un anno. Da quando, cioè, la famiglia si era trasferita altrove. Solo nella prima mattinata una donna che risiede nelle vicinanze si era accorta del fumo che fuoriusciva dalla porta d'ingresso, chiamando i soccorsi.

In un primo momento, era stata avanzata la tesi di un tentativo di furto, con ladri indispettiti per non aver trovato oggetti di valore, tanto da decidere di appiccare un incendio. Ma, quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi con troppa facilità, estendendosi a distanza di pochi giorni anche alla vettura, la teoria dei predoni occasionali è sfumata, per fare spazio ad altre supposizioni. E grazie anche a diverse telecamere di videosorveglianza (ad Ugento ve ne sono varie e spesso sono tornate utili alle indagini) i militari sono riusciti a scovare il presunto autore dell'incendio della Citroen, il quale, a questo punto, non è affatto escluso che possa essere lo stesso dell'abitazione. Lo suggeriscono la logica e alcuni dettagli sul “modus agendi”, anche se per ora mancano le prove oggettive.

La svolta nelle indagini, riferiscono gli investigatori dell’Arma, è avvenuta nella mattinata quando, dall’analisi dei fotogrammi immagini del sistema telecamere installato dal Comune, è stata individuata una persona con il volto solo in parte travisato, che, a bordo di un’Ape, si è fermata nei pressi della Citroen, cospargendo l’auto con del liquido infiammabile contenuto in una tanica e appiccando il fuoco prima di allontanarsi con il motocarro.

I sospetti dei carabinieri si sono concentrati su Congedi, sia per la sagoma (come detto, è già noto per altri precedenti), sia perché sapevano che era in possesso di un’Ape. Sono così scattate le ricerche dell’uomo, fra Ugento e comuni limitrofi, sino a quando non è stato individuato proprio a bordo dell’Ape, in giro per la città.

Fermato e perquisito, i militari hanno trovato una tanica contenente la benzina utilizzata, presumibilmente, per incendiare l’auto, un accendino di colore blu e un cappellino con il quale si era coperto il volto al momento del rogo. Tutto finito sotto sequestro. Il gesto – secondo i carabinieri -, con molta probabilità, è da ricondurre a una vendetta attuata nei confronti della dottoressa, per un torto che l’uomo riterrebbe di aver subito, e che sarebbe invece infondato. Per Congedi si sono così aperte le porte del carcere di Lecce. 

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