Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Oasi Wwf, una giornata alla riscoperta del mondo incontaminato delle Cesine

Ieri in tutta Italia la giornata dedicata alle visite guidate gratuite. Nella zona di Vernole, itinerari nella macchia mediterranea, all'interno dell'area protetta, con escursioni fino alla palude. Un microcosmo da scoprire più volte. Il paradiso del birdwatching

La palude, osservata da una fenditoria nel rifugio.

VERNOLE – Le Cesine, un paradiso in terra a due passi da Lecce, una riserva incontaminata che val la pena riscoprire più volte nel tempo. Ogni viaggio nel suo cuore verde offre sempre sensazioni nuove. E apre la mente dell’uomo che, nell’incedere della quotidianità, spesso dimentica le sue precise responsabilità nella salvaguardia dell’ambiente. Valore, purtroppo, sempre più riposto in cantina e da rispolverare con urgenza, in un pianeta devastato da incuria e interessi distruttivi.

Centinaia di curiosi, ieri, si sono ritrovati nella zona protetta per visite guidate, e per una volta gratuite (le visite si svolgono abitualmente di domenica e nei festivi, sono a pagamento, e valgono comunque il prezzo del biglietto) a più scaglioni e in diverse fasce orarie, nell’ambito della “Giornata oasi Wwf”. Iniziative analoghe si sono svolte in tutta Italia.

Nel Salento, s’è potuto ammirare il parco a pochi chilometri dalla cittadella fortificata di Acaya, nel demanio di Vernole, seguendo tortuosi itinerari nella macchia mediterranea e raggiungendo la zona paludosa, divisa dal mare da un cordone formato da dune. Una meraviglia che si schiude agli occhi dopo circa 800 metri di escursione nella fitta boscaglia, fra libellule e lucertole che tagliano la strada all’improvviso. E che si può ammirare da un osservatorio, un rifugio di legno eretto al termine del percorso, con fenditoie fra le canne, per "mimetizzarsi" e non disturbare la quiete dalla fauna che la popola.  

Ma tutta l’area, in generale riveste particolare importanza per le specie avicole che qui si ritrovano nel corso delle loro migrazioni. Le Cesine sono, di fatto, uno dei luoghi più amati dagli appassionati di birdwatching. Istituita nel 1980 (fino ad allora terreno per cacciatori), la riserva naturale dello Stato, gestita oggi dagli ambientalisti, è un suggestivo spaccato della vegetazione che secoli addietro ricopriva chilometri di costa ed entroterra, prima che il cemento arrivasse fino alle soglie del mare.

Vi è un punto in particolare, all’incirca a metà percorso, che colpisce l’osservatore: dimostra come la natura riesca a riappropriarsi degli spazi. E’ quel tratto di alcuni chilometri della strada provinciale San Cataldo-San Foca, che fino a pochi anni addietro tagliava in due la riserva, e che ora è stata inglobata nel parco, dopo la costruzione di una nuova arteria di raccordo che passa intorno all’area protetta. Qui, ginepri, pini e querce stanno lentamente riacquistando il loro mondo, avvolgendo la lingua d’asfalto che ancora esiste, ma che oggi è percorsa solo dai mezzi della forestale, della protezione civile e del Wwf.

La giornata è iniziata alle 10 con le prime visite guidata della Seges Coop, ma anche laboratori creativi e dimostrativi, con la cartapesta leccese in primo piano, a cura della sezione Wwf Terra. Le visite sono proseguite nel pomeriggio, e nella masseria che si sorge all’ingresso dell’area protetta, sono stati allestiti anche stand di degustazione di prodotti tipici delle proloco di Vernole e banchetti di degustazione di vini locali. Macchinette fotografiche con obiettivi spianati, sono stati soprattutto bambini e ragazzi i più attenti alle delucidazioni fornite dalle guide. Per conoscere tutto del microcosmo incontaminato delle Cesine, ci si può collegare al sito www.riservalecesine.it.  

Se ieri è stata la giornata delle oasi aperte a tutti, la campagna del Wwf continua comunque fino al 26 maggio, con la possibilità di effettuare una donazione al 45506 via sms da cellulare o con una chiamata da telefono fisso, o recandosi presso gli sportelli bancomat UniCredit, per mantenere il patrimonio e promuovere due nuove oasi.

La prima, una “Casa per l’Orso” in Trentino, dove il raro simbolo delle montagne – ne restano circa cinquanta sulle Alpi, meno di cento in tutta Italia – potrà trovare frutti e spazi sicuri evitando incontri con l’uomo e gli allevamenti che spesso gli sono fatali. La seconda, una “spiaggia sostenibile” in Sardegna, per proteggere una delle coste più selvagge nel nord dell’isola aprendola a un turismo responsabile e non invadente, modello da esportare per godersi il mare nel rispetto della natura. 

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