rotate-mobile
Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca Vernole

Clan "Vernel", i Leo nel mirino: sei colpi di pistola contro la casa di campagna dei genitori

Perforata una parete esterna, non sono stati trovati bossoli. Sul posto i carabinieri. Di recente della frangia della Scu di Vernole s'è tornato a parlare dopo l'operazione "Network" per droga ed estorsioni ai lidi balneari. Pochi giorni addietro un altro inquietante fatto: il pestaggio in carcere del boss Nisi

VERNOLE – Sei colpi d’arma da fuoco, probabilmente usando una pistola. Esplosi in un orario imprecisato, nella notte appena trascorsa, e con un obiettivo ben preciso: l’abitazione di campagna dei genitori di Antonio, Andrea e Gregorio Leo, ritenuti dagli inquirenti fra i capisaldi del noto clan della Scu ribattezzato “Vernel”, operante fra Vernole e dintorni.

Si tratta di un sodalizio di cui di recente le cronache sono tornate ad occuparsi, tramite l’articolata operazione “Network”, nata dalla fusione di due indagini condotte rispettivamente dal Ros dei carabinieri e dalla squadra mobile di Lecce, “Terre d’Acaia” e “Alta marea”. Inchieste scottanti, riguardanti non solo gli ormai consueti traffici di droga, ma anche un filone per certi versi nuovo, quello sulle estorsioni ai danni di lidi balneari della costa adriatcia. 

La scoperta dell’atto palesemente intimidatorio, che dischiude scenari piuttosto inquietanti, per quanto ancora poco chiari, è avvenuta soltanto questa mattina. E’ stata la stessa coppia di pensionati a chiamare i carabinieri della stazione locale per un sopralluogo. Questi sono giunti sul posto insieme ai colleghi del Nucleo operativo di Lecce.

Il podere sorge vicino Vernole, defilato rispetto al centro abitato. Ignoti si sono introdotti nella proprietà, attraversando un viale alberato. La villa rurale, infatti, è collocata in un punto in aperta campagna, che si raggiunge lasciandosi alle spalle via Roma

Chi ha agito, ha raggiunto l'edificio ed ha fatto fuoco per ben sei volte contro una parete esterna, per poi fuggire indisturbato. I militari, durante le perlustrazioni, non hanno trovato bossoli. Segno, quindi, o che l’arma usata potrebbe essere stata una pistola a tamburo, o che ci sia stato il tempo materiale per recuperarli e portarli via. L’indagine è in mano al sostituto procuratore Giovanni Gagliotta.

Estorsioni ai lidi e spaccio di droga, gli indagati scelgono la via del silenzio

Impossibile stabilire per ora quale sia l'esatto movente, ma sembra chiaro che vi siano sommovimenti nell'ambiente della criminalità locale e che forse qualcosa è ancora una volta da cercare proprio all'interno del carcere. 

Antefatti: droga, estorsioni e guerre intestine

Nella recente indagine scaturita dall'operazione "Network", fra gli indagati risulta anche Maria Valeria Ingrosso, compagna di Andrea Leo e ritenuta a sua volta personaggio di rilievo nella linea di comando, stando anche alle dichiarazioni di Alessandro Verardi, già affiliato al clan "Vernel" e divenuto nel tempo collaboratore di giustizia. Di questo si parlerebbe in carteggi, poi consegnati agli inquirenti, fra Verardi e Andrea Leo.

Indicazioni importanti sarebbero giunte anche e soprattutto dalle intercettazioni ambientali e telefoniche ai danni dello stesso Leo, su cui è incentrata buona parte dell'inchiesta. Per ora, però, nessuno ha parlato, essendosi tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. 

Il grave atto intimidatorio compiuto ai danni dell’abitazione dei genitori dei fratelli Leo, dimostra come qualcosa si stia muovendo e stia cambiando all’interno delle strategie e delle alleanze di quella che lo stesso procuratore Cataldo Motta aveva definito una sorta di "pax mafiosa".

La nuova strategia dell’appianamento dei contrasti e dell’abiura della guerra, sembra vacillare sotto i colpi di pistola esplosi a poco più di una settimana dal pestaggio in carcere di cui è stato vittima Roberto Nisi, fratello maggiore di Giuseppe e il più influente dei due, altro nome di spicco della criminalità organizzata salentina. Del resto era stata l’operazione denominata "Augusta "(di cui "Network" è la naturale evoluzione) a impedire che scoppiasse una vera e propria guerra.

Dei tre fratelli Leo, quello di Andrea è di sicuro il più importante sotto il profilo criminale. Già negli anni scorsi l’attenzione della magistratura si era soffermata sulla figura di “quello che è ritenuto un esponente di rilievo di un gruppo mafioso avente influenza nella zona di Vernole e delle sue frazioni di Calimera e Melendugno (conosciuto come gruppo dei Vernel per l’assonanza con il noto detersivo)”, arrestato nel corso dell’operazione “Augusta”.

“In suo onore – scrive Motta nella relazione dell’anno giudiziario – nel settembre 2011 sono stati sparati dei fuochi d’artificio il giorno della scarcerazione”. Ora, però, qualcosa sembra essere cambiato. Difficile al momento ipotizzare cosa ci sia dietro questo avvertimento: improbabile l’ipotesi di una collaborazione, più credibile quella di una scalata di altri gruppi intenzionati a conquistare il mercato della droga e delle estorsioni.

Da considerare, infine, la vendetta di qualcuno che abbia voluto far pagare il contributo, seppur assolutamente involontario, dato dallo stesso Andrea Leo nell’operazione "Network", attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali e il carteggio sequestrato alla sua compagna.

Estorsioni ai lidi e spaccio di droga, gli indagati scelgono la via del silenzio
Maria Valeria Ingrosso, 34enne di Merine. I tre hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondereconsiderata dagli inquirenti uno dei personaggi chiave dell’operazione. La donna, infatti, avrebbe fatto da reggente a uno dei gruppi durante la detenzione del compagno Andrea Leo, alias “Vernel”, 43enne di Vernole, un altro dei destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Alessandro Verardi, la 34enne avrebbe avuto un ruolo importante all’interno del gruppo, elaborando strategie e decisioni autonome.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Clan "Vernel", i Leo nel mirino: sei colpi di pistola contro la casa di campagna dei genitori

LeccePrima è in caricamento