Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Task force sui rifiuti, si stringe il cerchio: occhi puntati sul Salento ionico

Nuovo summit presso la Procura leccese del gruppo interforze costituito per scandagliare il territorio provinciale alla ricerca di rifiuti illecitamente smaltiti. Particolare attenzione anche alle vecchie discariche dove si smaltiva di tutto

LECCE – Nuovo summit questa mattina in Procura generale a Lecce della task force composta da uomini del corpo forestale dello Stato, carabinieri, Noe e guardia di finanza, per il progetto finalizzato a monitorare il territorio della penisola salentina e a evidenziare l’eventuale presenza di rifiuti pericolosi interrati nelle discariche  nel sottosuolo.

Un gruppo interforze cha agisce sotto l’egida della Procura della Repubblica di Lecce, e il coordinamento del procuratore generale Giuseppe Vignola, il procuratore aggiunto Ennio Cillo e il sostituto Valeria Mignone. Si tratta di indagini conoscitive disposte nell’ambito di una vasta inchiesta giudiziaria relative a un fascicolo per traffico di rifiuti, attualmente a carico di ignoti. Un controllo del territorio finalizzato all’individuazione di possibili discariche pericolose.

Le ricerche partiranno fra qualche settimana, nel frattempo a scadenze cicliche continua una sorta di studio di fattibilità incentrato sulla scelta delle tecnologie e dei metodi di ricerca da utilizzare, dell’acquisizione delle esperienze di altre regioni (soprattutto della Campania e della famigerata “Terra dei fuochi”), delle priorità in termini di luoghi per evitare ricerche dispersive e infruttuose. L’attenzione si concentrerà soprattutto sulle aree sospette, che ricadono principalmente nella fascia sud occidentale della provincia: Supersano, Gallipoli, Ugento, Casarano, Cutrofiano. Altri siti potranno essere interessati, come ad esempio le vecchie discariche tal quali, dove si smaltiva di tutto. Alcune amministrazione comunali hanno già inviato alcune segnalazioni alla magistratura.

Il gruppo interforze si avvarrà delle più recenti tecnologie, come ad esempio l’aerofotomagnetometria. La magnetometria è una tecnica diagnostica non invasiva, che consente di individuare materiali ferromagnetici presenti sia nel sottosuolo che nelle strutture. Questa metodologia è utilizzata in campo ambientale, per verificare nelle discariche la presenza di eventuali corpi anomali (come bidoni e fusti) e nelle aree a rischio d'inquinamento da rifiuti pericolosi. Il rilevamento magnetico dipende dal fatto che il corpo “bersaglio” produce un’anomalia magnetica modificando localmente il campo magnetico terrestre. I dati vengono acquisiti sia in modalità continua, utilizzando Gps integrati allo strumento, che realizzando sul terreno profili regolari con opportune griglie.

Saranno gli organi di polizia giudiziaria a segnalare i siti da monitorare (attraverso l’utilizzo di elicotteri dotati di particolari strumenti) e relazionare gli inquirenti sulla possibile presenza di notizie di reato e spunti investigativi. Le eventuali anomalie registrate dai sensori saranno di volta in volta analizzate e potranno essere approfondite attraverso scavi e carotaggi della zona.

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