Cronaca Via Brenta

Via Brenta, chiusa l'inchiesta bis. Tra gli indagati anche la Poli Bortone

Riparte con nove indagati una delle indagini più controverse della storia recente del capoluogo salentino, quello sui palazzi di via Brenta, sede del polo della giustizia civile leccese. Nove, infatti, gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati nelle scorse ore

LECCE – Via Brenta atto secondo. Riparte con nove indagati una delle indagini più controverse della storia recente del capoluogo salentino, quello sui palazzi di via Brenta, sede del polo della giustizia civile leccese. Sono nove, infatti, gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati nell’ambito dell’inchiesta bis sui palazzi dello scandalo. Un’inchiesta rinata alla fine del processo in cui il giudice Stefano Sernia, pur riconoscendo quasi in pieno l’ipotesi accusatoria, ha ritenuto che vi fosse un fatto diverso da quello contestato e che pertanto il reato non è di truffa, bensì di concorso in abuso d’ufficio e peculato. Un reato per cui non è competente il tribunale monocratico ma quello collegiale.

Da qui l’invio degli atti alla Procura per la contestazione dei nuovi capi d’accusa che, sempre su indicazione del giudice, dovevano comprendere altri due e personaggi illustri dell’amministrazione comunale leccese: l’ex sindaco Adriana Poli Bortone e l’ex segretario comunale Domenico Maresca. La posizione di quest’ultimo è stata in realtà stralciata per essere archiviata. L’ex senatrice rischia dunque di diventare uno degli imputati in quello che, oltre che un processo assai complicato, rimane un caso politico e giudiziario che continua a dividere l’opinione pubblica e a contrapporre schieramenti e partiti.

Oltre all’ex sindaco il provvedimento è stato notificato anche all'ex consulente legale della Poli, Massimo Buonerba; Ennio De Leo, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce; Pietro Guagnano, legale rappresentante della Socoge; Maurizio Ricercato; Renato Kobau e Fabio Mungai, amministratore delegato e dirigente della Selmabipiemme; Vincenzo Gallo e Nicola Baldassarre, funzionario ed agente della SelmaBipiemme. Le accuse a vario titolo sono di peculato, tentato peculato e abuso d’ufficio. Tra le persone offese l’associazione dei consumatori e la Selma, che compare anche come responsabile civile con il Comune di Lecce.

poli_storace-2-2-2Secondo quanto ipotizzato dall'accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, “Buonerba, che agiva d’intesa con il sindaco Poli Bortone e su indicazione della stessa e nell’interesse della Socoge che aveva l’esigenza di definire una situazione debitoria, suggeriva a Naccarelli di avviare la procedura amministrativa finalizzata all’acquisizione in leasing, anziché in semplice locazione, ei due immobili di via Brenta”. Si sarebbe dunque cercato di agevolare la Socoge, proprietaria degli immobili di via Brenta.

Questa ha poi venduto i due complessi alla società Selmabipiemme, che li ha poi ceduti in leasing al Comune di Lecce. Le due società si sarebbero accordate per stipulare un contratto di leasing ben più oneroso del valore reale, proprio in previsione che il Comune subentrasse alla Socoge e dunque ne ereditasse le condizioni svantaggiose. Un contratto di leasing che impegnò l'amministrazione leccese a versare due milioni e mezzo di euro all'anno per 20 anni, oltre ad un riscatto di 14 milioni di euro. Nel mezzo cifre gonfiate e atti falsificati, tutto – secondo la Procura – a scapito del Comune e di un danno patrimoniale di milioni di euro.

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