Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Via Brenta, estromessa la Selma: gli atti tornano al pm

Perde pezzi il procedimento sulla presunta truffa dei palazzi del Tribunale civile. Dovrà essere riformulata l'imputazione a carico della società. Sospeso il processo ai quattro imputati milanesi

Al centro, il giudice Sernia.

LECCE - Perde pezzi e imputati il processo sulla presunta truffa dei palazzi di via Brenta. Il giudice monocratico Stefano Sernia, infatti, ha estromesso la posizione della SelmaBipiemme, accogliendo l'eccezione sollevata dall'avvocato Fabrizio Gobbi, il legale di Selma, sull'indeterminatezza dell'imputazione nei confronti della società finanziaria. Gli atti tornano dunque al pubblico ministero, che dovrà riformulare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. La Selma comparirà dunque, almeno per il momento, solo come parte civile.

Sospeso, invece, il processo nei confronti dei quattro imputati milanesi accusati solo del reato di truffa: Vincenzo Gallo, Renato Kobau, Fabio Mungai e Nicola Baldassarre, per cui era stata sollevata l'incompetenza territoriale del tribunale di Lecce. Bisognerà prima attendere che la Corte costituzionale si pronunci sulla legittimità costituzionale dell'articolo 12 (lettera c) del codice di procedura penale riguardo la connessione dei reati. La truffa, infatti, si sarebbe consumata nel capoluogo lombardo, ma il reato principale, quello di falso, sarebbe avvenuto a Lecce, sede del cosiddetto giudice naturale.

Dopo la pronuncia della Suprema corte sarà Sernia a decidere se il processo per i quattro sarà celebrato nel capoluogo salentino o a Milano. Rigettata la costituzione di parte civile dell'AssoConsum, l'Associazione italiana consumatori. I difensori degli imputati avevano eccepito che nei reati contestati non vi è alcun danno nei confronti dei consumatori. Accolta la costituzione di parte civile del Comune di Lecce assistito dall'avvocato Andrea Sambati, che si è costituito come parte civile nei confronti di sette dei dodici imputati (ad eccezione della società e dei dipendenti della SelmaBipiemme, per cui è stata revocata dopo l'accordo siglato alcuni giorni fa).

Iniziato, invece, il processo per gli altri imputati: Massimo Buonerba, l'ex consulente legale dell'allora sindaco Adriana Poli Bortone ed Ennio De Leo, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce (presenti entrambi in aula nell'udienza di ieri); Piergiorgio Solombrino, ex dirigente dell'ufficio tecnico; Roberto Brunetti, tecnico dell'ufficio Patrimonio di Palazzo Carafa; e Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del servizio finanziario del Comune di Lecce. Maurizio Ricercato, funzionario della SelmaBipiemme.

Tutto gravita intorno alla difformità dei due palazzi attuali sedi del Tribunale civile rispetto alla normativa urbanistico edilizia: sarebbero state taciute al Comune tutte quelle irregolarità, fornendo per conto della Socoge ai tecnici comunali, che dovevano procedere alla loro valutazione, dati numerici e planimetrie non corrispondenti alla realtà. Così come evidenziato dal consulente tecnico del pubblico ministero, l'ingegner Pierpaolo Fiorentino, i due edifici risultano in gran parte privi di certificazioni antincendio e di agibilità; le volumetrie complessive sono risultate superiori rispetto a quelle ammesse dagli strumenti urbanistici, mentre alcuni locali usati come uffici erano originariamente destinati a deposito. Per non parlare del fatto che il piano regolatore del Comune prevedeva in quella zona la realizzazione di complessi residenziali e non uffici pubblici.


La tanto contestata sovrastima degli immobili, assegnava ad un solo palazzo il valore di ben 13 milioni di euro quando i fratelli Guagnano avevano dichiarato un costo di costruzione di tutti e tre i palazzi costruiti in via Brenta pari a 2 milioni e 900mila euro. Secondo l'accusa, l'aver dolosamente nascosto le irregolarità urbanistiche degli edifici oggetto della compravendita potrebbe costituire un vizio del consenso nella volontà a contrarre: se il Comune fosse venuto a conoscenza della reale situazione avrebbe potuto non sottoscrivere quel contratto o sottoscriverlo a condizioni diverse. E qui viene in rilievo la presunta truffa. E' emerso poi come il Comune di Lecce abbia sottoscritto il contratto di leasing per l'acquisto degli immobili senza averne titolo, senza che ci fosse cioè una delibera di Giunta o del Consiglio che lo autorizzasse in tal senso.

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