Cronaca

Via libera del Tar al progetto del nuovo opificio a Trepuzzi. Sorgerà in zona periferica

Con la sentenza della terza sezione del Tar di Lecce, si è conclusa l'annosa vicenda che ha interessato l'opificio gestito dalla Calor System, fino a pochi anni fa situato nel centro di Trepuzzi. La società nel giugno del 2007 aveva presentato al Comune richiesta di delocalizzazione in area periferica per eliminare i possibili effetti inquinanti

LECCE – Con la sentenza della terza sezione del Tar di Lecce, si è conclusa l’annosa vicenda che ha interessato l’opificio gestito dalla Calor System, fino a pochi anni fa situato nel centro di Trepuzzi. La società nel giugno del 2007 aveva presentato al Comune richiesta di delocalizzazione in area periferica per eliminare i possibili effetti inquinanti che un insediamento produttivo di tale genere poteva generare se conservato in area a forte densità abitativa. Richiesta che aveva dato origine a un estenuante iter amministrativo dovuto all’esigenza di variare la destinazione urbanistica dell’area (agricola) individuata come utile per la rilocalizzaizone che si concludeva nel dicembre dello stesso anno, con la conferenza di servizio che approvava il progetto proposto dalla Calor System.

Da allora l’iter non ha avuto alcun impulso, se non quello derivante dalla minoranza e dalla cittadinanza contrarie al ripristino di un progetto considerato invasivo sotto il profilo ambientale: la conseguenza è stata una delibera con la quale, senza troppa convinzione, il consiglio comunale di Trepuzzi, a cinque anni di distanza e dopo aver siglato appena pochi premi prima apposita convenzione in cui si stabilivano i vari step dell’iter di realizzazione e rilocalizzazione dell’impianto, decideva di annullare l’iter intrapreso.

Da qui l’avvio  del contenzioso nel quale la Calor System è stata assistita dal professor  Ernesto Sticchi Damiani, e che ha avuto il suo epilogo nell’udienza del 24 giugno scorso, nella quale sono state ribadite incongruenze alla base della decisione dell’ente che il Tar di Lecce ha oggi certificato con una sentenza che, di fatto, ristabilisce la legittimità del procedimento e con esso il pieno di diritto della società di dare corso all’iter di rilocalizzazione dell’Opificio.

I dati di criticità rilevati dal tribunale amministrativo hanno riguardato proprio le motivazioni su cui il Comune di Trepuzzi aveva affidato la scelta di procedere in autotutela che riguardavano presunte carenze istruttorie  e vari ritardi procedurali addebitati alla società e l’esistenza di presunti danni di ordine ambientale e paesaggistico legati alla realizzazione dell’impianto.

Il Tar, al contrario, ha posto in risalto l’insussistenza di precisi oneri entro termini predeterminati a carico della società interessata, evidenziando come “lo stesso Comune, attraverso la sottoscrizione della convenzione, ad attestare l’assenza di ritardi imputabili alla Calor System e, contemporaneamente, la fattibilità dell’operazione derivante anche dal già espresso giudizio di compatibilità paesaggistico-ambientale (avente ad oggetto uno specifico progetto) contenuto nei precedenti atti del procedimento di variante”.

Un ulteriore rilievo di non adeguato esercizio della funzione amministrativa il Tar lo ha ricondotto alla rivalutata necessità di tutelare il paesaggio, l’ambiente e l’assetto idrogeologico, a normative e atti sopravvenuti (Pug comunale; Drag; piano regionale di tutela delle acque), segnalando che la compatibilità paesaggistica ed idrogeologica era stata già puntualmente verificata ed attestata, alla luce dei parametri all’epoca vigenti, dalla delibera consiliare n. 17 del 6 giugno 2008, con cui il Comune di Trepuzzi aveva recepito le risultanze della conferenza di servizi e approvato la variazione dello strumento urbanistico generale, mentre le valutazioni contenute nel provvedimento in questa sede contestato riguardano un insieme di effetti negativi sul paesaggio, l’ambiente e sull’assetto idrogeologico solo genericamente individuati e, in parte (per quanto riguarda il regime delle acque), prospettati in via ipotetica.

Con tale pronuncia ora il Comune dovrà nuovamente “sedersi” al tavolo con la Società titolare dell’impianto e, salvo che non decida di ricorrere in appello, ridare corso al procedimento interrotto nel dicembre del 2013.

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