Cronaca

Viaggio nel complesso mondo degli scommettitori, tra vincite sicure e perdite certe

Vi raccontiamo il mondo degli scommettitori, gente che vive di partite, cifre, statistiche e schedine, inseguendo sogni di vincite e ricchezze. Entrare in un'agenzia di scommesse è un po' come varcare una linea spazio-temporale e ritrovarsi lontani dalla realtà, catapultati un'altra dimensione

Persone che scommettono (@TM News/Infophoto).

LECCE – A volte basta aprire una porta per essere catapultati in un mondo parallelo, fatto di regole, riti, gesti e un linguaggio diversi da quelli di tutti i giorni. E’ il mondo degli scommettitori, un popolo che vive inseguendo sogni di vincite e ricchezze. Entrare in un’agenzia di scommesse è un po’ come varcare una linea spazio-temporale e ritrovarsi lontani dalla realtà. All’interno sembra che tutti si conoscano da una vita, come fossero gli amici delle elementari che non si sono mai lasciati. Si accorgono subito che sei un “nuovo arrivato”, ti scrutano con un misto di diffidenza, scetticismo e la perfidia di chi sa che una volta entrati nel giro è difficile tornare indietro.

Non ci sono distinzioni di razza, colore, religione e ceto sociale, gli scommettitori sono una tribù compatta e omogenea, che parla una lingua ai più incomprensibile, fatta di elementi matematici che farebbero invidia a un professore del Mit di Boston. Già, scordatevi la schedina e i tempi andati del Totocalcio in stile Novantesimo minuto di Paolo Valenti (il calcio resta ancora il principale protagonista), ora si può puntare su ogni cosa: risultato, numero di reti, primo marcatore, se entrambe le squadre segneranno, se il numero di reti sarà minore o maggiore di una certa cifra, e via dicendo.

Il tutto criptato dietro espressioni da spy story: doppia chance, under, over, no gol, gol gol, segna casa no, et cetera. Una volta svelato l’arcano linguaggio non resta che cimentarsi in un altro labirinto numerico: quello delle quote. Ogni giocata, infatti, ha una vincita espressa in un coefficiente variabile. Se, per esempio, la vittoria di una squadra è quotata 1,5, vuol dire che giocando 10 euro se ne vinceranno 15. Semplice no? Niente affatto, i vari coefficienti vanno moltiplicati nel sistema (il numero di partite giocate) per calcolare l’eventuale vincita, la chimera di ogni scommettitore.

A questo punto è bene, se non necessario, fare un distinguo dei vari tipi di giocatore: innanzitutto il timoroso, quello che scommette con moderazione, solo sulle partite che considera sicure, mettendo 1X anche alla sfida tra la prima in classifica e l’ultima, formata da idraulici in pensione.  Fatica a mettere insieme una serie di gare necessarie a fargli vincere una manciata di euro con cui a malapena si potrebbe comprare una pizza margherita e segue le gare (ci sono siti specializzati per seguire ogni incontro al mondo in diretta!) sull’orlo di un infarto. Spesso però, una delle squadre sicure crolla in un impensabile disfatta casalinga, fa svanire i suoi sogni di gloria e lo proietta in un clima di austerity e disperazione.

Il suo alter ego è il kamikaze, quello che scommette sulla vittoria “quattro a zero” dell’Uganda sulla Germania e altre imprese folli. Con pochi euro potrebbe vincere una discreta somma, ma dopo qualche minuto la realtà gli strappa la schedina in coriandoli. Un gradino più sotto c’è l’inesperto, che magari non conosce nemmeno Cristiano Ronaldo e Messi, gioca miscelando la simpatia (per nomi e squadre) con l’istinto. Spesso, baciato dalla fortuna e suscitando l’istinto omicida dei “professionisti”, riesce anche a centrare l’obiettivo.

C’è poi il cosiddetto complottista, quello che scorge combine e gare truccate ovunque. Rasenta i livelli più patologici di “paranoia” e vede “zingari” e “venduti” ovunque. Basta un passaggio sbagliato per dare conferme ai suoi sospetti. Cerca disperatamente di entrare nel giro, di avere delle imbeccate sicure fidandosi di scommettitori cialtroni che neanche in “Febbre da cavallo” si sono mai visti. Puntualmente non vince, ma la colpa è sola della criminalità che ruota attorno al mondo delle scommesse.

Poi c’è il giocatore che vive di statistiche, uomo dalla matematica pura, capace di ripetere a memoria migliaia di risultati e che studia sedici ore al giorno combinazioni e quote. Di calcio ne capisce ben poco, ma è sicuro sia solo una questione di calcoli e metodi infallibili. Finisce puntualmente sul lastrico, dilapidando fortune e prestiti. Infine c’è il giocatore bulimico, quello che scommette su tutto: calcio, tennis, hockey, arti marziali e persino calcio virtuale (non è uno scherzo, si può fare davvero).

Cinque facce di una stessa medaglia, di persone che come una grande famiglia trascorrono ore all’interno di una sala scommesse, lo sguardo incollato agli schermi, la mano sudata a stringere le schedine, la penna pronta a vergare la prossima giocata vincente. Già, le frasi più comuni sono: “Che sfortuna, per un gol!”, oppure “Lo sapevo che avrebbero pareggiato” e “Questa vince sicura”. Piccole disfatte quotidiane che vanno ad accrescere i conti dei bookmakers internazionali, i veri vincenti di questa folle giostra. Senza dimenticare che la ludopatia può essere un nemico pericoloso, che ti fagocita e ti rovina la vita. Perché come ha scritto il grande Fëdor Dostoevskij nel suo capolavoro “Il giocatore”: “Gli uomini, non soltanto alla roulette ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente”.

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