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Video | Lettere per Luca: davanti alla "Cornetteria" il tributo degli amici

E' stato uno dei momenti più toccanti della giornata, subito dopo il funerale

 

Dopo il funerale, diversi amici hanno voluto ricordare la figura di Luca Capoccia leggendo alcuni discorsi scritti da loro per tratteggiarne la figura. In tanti, stretti attorno, con il feretro portato davanti al locale che aveva creato. per l'ultimo saluto, hanno applaudito e si sono commossi rivedendo in quelle parole il 45enne, così come lo conoscevano.

***

Nella giornata abbiamo anche ricevuto personalmente uno scritto. E' di un esponente delle forze dell'ordine che ha chiesto l'anonimato. Punto di partenza è un articolo del direttore, Emilio Faivre, per raccontare tanti aspetti della vita e della personalità di Luca Capoccia. La "Cornetteria", come già detto in altri articoli, era un vero e proprio porto per gli uomini in divisa dei turni di notte. In questo ricordo elaborato da uno di loro, molti probabilmente si ritroveranno.   

"Caro direttore, ho letto il tuo articolo dedicato alla figura del mio amico Luca Capoccia che hai pubblicato sulla tua testata. Ebbene direttore, devo dirti che seppure lo condivida anche nella punteggiatura, lo trovo non esaustivo delle qualità del nostro comune amico. Perché io sono uno di quegli uomini che, come dici tu, trovavano nel suo negozio un faro nel buio della notte. Sono un uomo delle Forze dell'Ordine.

Non è importante il mio nome o grado, ma è importante ciò che Luca Capoccia rappresentava per me ed i miei uomini. Per molti anni, non c'è mai stato un servizio conclusosi tardi, o turno di notte, che non abbia visto un mio passaggio a salutare Luca. Perché per noi, che lavoriamo o abbiamo lavorato qui, Luca era la sicurezza di essere accolti in un tempio dell'onestà. Ricordo bene una volta in cui lui era in difficoltà con una persona nei pressi della sua "casa e putea". Ebbene direttore, ti posso assicurare che il suo cruccio non era che si macchiasse il nome della sua attività o che il problema avesse potuto fargli perdere clientela. Il suo dolore era la paura che venisse in qualche modo scalfito il suo onore, o quello della sua amata moglie, o della sorella.

Non oso pensare cosa sarebbe avvenuto se qualcuno si fosse permesso di offenderne il padre o la madre, che lui venerava. Il faro nel buio, per noi, era la certezza della frequentazione di un luogo in cui l'onestà regna sovrana, da parte di chiunque. Anche tu fossi stato un pericoloso malvivente, da Luca dovevi comportarti per bene. Perché lui non ti avrebbe consentito nulla di diverso. Ora, come tu sai, direttore, io non sono più qui, ma nulla è cambiato per i miei ragazzi che sono rimasti a Lecce. E nulla era cambiato nei miei rapporti con Luca, che solo la distanza aveva costretto a lunghe telefonate e messaggi sui vari social.

Ho sempre pensato che finché Lecce avesse avuto imprenditori come lui, avrebbe avuto speranze di crescita sociale importanti, prima che economiche. Ma tutto ciò non basta, direttore. Voglio condividere con te un ricordo personalissimo. A maggio sono tornato a Lecce con la famiglia perché mia figlia desiderava festeggiare con le sue amiche storiche i suoi 14 anni. E così è stato. Mi sono rivolto a Luca per la torta di compleanno. L'ha confezionata lui, personalmente, con le sue manone,  come lui personalmente la ha consegnata al locale dove si teneva quella piccola festa tra ragazze.

Mia figlia, piccola aliena che normalmente non mangia dolci, ne ha mangiati più pezzi. Ho pensato che si trattasse di una ricetta particolare, magari molto elaborata, che aveva realizzato questo miracolo. E invece no, direttore. Mia moglie mi ha spiegato che si trattava di una ricetta semplice, ma che aveva un ingrediente che solo Luca possedeva. L'amore per tutto ciò che faceva. L'amore per i suoi prodotti, che sono i più buoni di tutti. L'amore per le persone che aveva di fronte, per i suoi clienti, per i suoi amici. Sappi, Luca, che hai reso felice mia figlia quel giorno di maggio. Ed hai reso me sempre più orgoglioso di essere tuo amico.

Ciao Luca".

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