Violenta aggressione ai danni di un 33enne, eseguiti tre fermi nella notte

Per il terzetto sono scattate le manette per lesioni personali aggravate e sequestro di persona, al termine di una indagine lampo dei carabinieri della compagnia di Campi Salentina

LECCE – Sono finiti in carcere ieri sera, al termine di una indagine lampo e incisiva dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Campi Salentina e dei colleghi della stazione di Porto Cesareo, i tre presunti autori della violenta aggressione ai danni di un 33enne di Porto Cesareo, avvenuta la sera del 29 novembre. Si tratta di Kevin Soffiatti, 18enne; Lorenzo Cagnazzo, 27 anni, entrambi di Porto Cesareo, e Maikol Pagliara, 27enne di Arnesano (nome noto alle cronache giudiziarie). Per loro sono scattate le manette per lesioni personali aggravate, sequestro di persona e tortura.

Un’aggressione brutale e violenta, consumata con particolare ferocia, in cui la vittima ha riportato una ferita alla testa, fratture alle costole e alle dita, e lesioni gravi alla mandibola. Tutto è iniziato la sera del 29 novembre. Soffiatti e Pagliara hanno raggiunto a bordo di una Golf un bar di Porto Cesareo dove il 33enne si trovava in compagnia di alcuni amici, chiedendogli di accompagnarlo per spostare una motocicletta da un’abitazione. Seppur preoccupato e nonostante il parere contrario degli amici (cui ha riferito di cercarlo se avesse tardato), l’uomo si è messo alla guida dell’auto, con cui ha raggiunto una casa in costruzione sulla strada per Sant’Isidoro. All’interno, però, lo attendeva Cagnazzo, che ha colpito con un bastone la vittima al capo, tanto violentemente da fargli perdere i sensi. Per farlo riprendere il terzetto gli ha lanciato una secchiata d’acqua, poi è iniziato il pestaggio: calci, pugni e bastonate, tanto da lasciare schizzi di sangue su mobili e pareti. Pagliara (da tempo costretto a muoversi su una sedia a rotelle) ha puntato una pistola alla testa del 33enne, dicendo che gli avrebbe sparato se avesse reagito. Poi hanno infierito sul 33enne, facendolo prima denudare e poi orinandogli addosso, il tutto ripreso dallo smartphone di Pagliara. Dopo circa mezz’ora il gruppo ha abbandonato il malcapitato, intimandogli di non raccontare a nessuno quanto accaduto, altrimenti ne avrebbe pagato le conseguenze.

Seppur ferito e sotto shock il 33enne ha chiamato con il suo telefono un amico, che lo ha raggiunto e accompagnato alla stazione dei carabinieri di Porto Cesareo, che hanno subito avviato le indagini. Il ferito ha raggiunto il pronto soccorso dell’ospedale "San Giuseppe" di Copertino, per essere successivamente trasferito al “Vito Fazzi” di Lecce, viste le condizioni critiche. I militari, dopo aver raccolto la denuncia del 33enne e le testimonianze delle persone presenti nel bar, sono risaliti all’identità dei tre, raccogliendo una serie di elementi utili a far emettere, da parte del pubblico ministero Roberta Licci, un decreto di fermo sabato pomeriggio, poco dopo le 17. I presunti aggressori si sono nel frattempo dileguati, facendo perdere le proprie tracce. Sono stati Pagliara e Cagnazzo (assistiti dagli avvocati Gabriele e Giovanni Valentini), i primi a contattare i carabinieri per costituirsi. Poi è toccato a Soffiatti, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Cosimo D’Agostino, ia raggiungere poco dopo i due nel carcere di Borgo San Nicola. Domani compariranno dinanzi al gip Cinzia Vergine per l’udienza di convalida del fermo.

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L’indagine prosegue per accertare le modalità e il contesto in cui è avvenuto un episodio tanto plateale quanto violento, in pieno stile da criminalità organizzata. La teoria dei vecchi rancori tra la vittima e gli aggressori convince poco, così come il fatto che la genesi del pestaggio sia da collegare alle presunte minacce inviate per interposta persona dal 33enne a due degli arrestati, per un presunto furto commesso a casa della madre. Tesi e ipotesi ancora al vaglio degli inquirenti.

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