Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Violenta e brutale aggressione a un 33enne, restano in carcere gli arrestati

Il Tribunale del riesame ha rigettato l'istanza presentata dagli avvocati dei tre indagati, accusati di lesioni personali aggravate, sequestro di persona e tortura

LECCE – Restano in carcere i tre ragazzi arrestati per la violenta aggressione ai danni di un 33enne di Porto Cesareo, avvenuta la sera del 29 novembre. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame, che ha rigettato l’appello di Kevin Soffiatti, 18enne; Lorenzo Cagnazzo, 27 anni, entrambi di Porto Cesareo, e Maikol Pagliara, 27enne di Arnesano (nome noto alle cronache giudiziarie), accusati di lesioni personali aggravate, sequestro di persona e tortura. I tre sono assistiti dagli avvocati Cosimo D’Agostino, Gabriele e Giovanni Valentini. Bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni.

Nei giorni scorsi la vittima è stata nuovamente sentita dal pubblico ministero Roberta Licci, fornendo nuovi dettagli sull’aggressione e sul presunto movente, che rimane il vero enigma di un episodio tanto inquietante quanto difficile da comprendere. La vicenda girerebbe intorno a un presunto furto da commettere nell’abitazione di uno degli indagati. Poco convincente, del resto, era sembrata la teoria dei vecchi rancori tra la vittima e gli aggressori, così come il fatto che la genesi del pestaggio fosse da collegare alle presunte minacce inviate per interposta persona dal 33enne a due degli arrestati, per un presunto furto commesso a casa della madre (il primo movente raccontato dalla vittima).

In una corposa memoria la difesa ha confutato la ricostruzione temporale dei fatti avvenuti la sera del 29 novembre, evidenziando inoltre come alcune delle lesioni riportate siano difficilmente collegabili all’aggressione subita. I tre sono finiti in carcere il 4 dicembre, al termine di una indagine lampo e incisiva dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Campi Salentina e dei colleghi della stazione di Porto Cesareo. Un’aggressione brutale e violenta, consumata con particolare ferocia, in cui la vittima ha riportato una profonda ferita alla testa, fratture alle costole e alle dita, e lesioni gravi alla mandibola.

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