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“Violentata a 12 anni”, ma il diario la smentisce e il patrigno viene assolto

Si chiude con un’assoluzione il processo nei riguardi di un 49enne leccese accusato di aver abusato della figlia della convivente. L’uomo fu arrestato e condannato a 7 anni e 4 mesi

LECCE - Finì ai domiciliari con la terribile accusa di aver abusato della figlia 12enne della sua convivente, insinuandosi come un verme nel suo letto, con la complicità della notte. Per questi episodi, che sarebbero avvenuti dal 2014 fino al 2016, finiti nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Stefania Mininni, un 49enne leccese fu poi condannato nell’aprile dello scorso anno a 7 anni e 4 mesi di reclusione.

Ma il processo d’appello ha stabilito una nuova verità: quest’uomo era innocente.

La Corte lo ha assolto con la formula perché il fatto non sussiste, ribaltando così quella emessa dal giudice Sergio Tosi, all’esito del giudizio discusso col rito abbreviato che aveva imposto anche una provvisionale di 40mila euro per la ragazza e 5mila per il padre (parti civili al processo con l’avvocato Alessandra Viterbo), con il resto del risarcimento del danno da quantificarsi e liquidarsi in separata sede.

La Procura generale, con il sostituto Maria Rosaria Micucci, aveva chiesto la conferma del primo verdetto, ma la bilancia, come detto, ha proteso verso la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Luigi Rella, che ha sempre sostenuto l’estraneità dell’imputato a ogni accusa.

Il legale ha cercato di dimostrare che le dichiarazioni della vittima fossero inattendibili, in particolare, mettendo sotto la lente dei giudici il diario sul quale l’adolescente avrebbe manifestato astio nei riguardi del padre naturale e dichiarato di sentirsi fortunata di ricevere l’affetto di quello subentrato nella sua vita. Tutto questo lo avrebbe scritto due mesi dopo dall’inizio dei presunti abusi.

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