Violentò la figlia e nacque una bambina: il padre condannato a 30 anni

Nelle scorse ore la sentenza di primo grado dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Lecce nei confronti di un 53enne del basso Salento accusato di aver abusato della figlia per 15 anni

LECCE - Violentò la figlia nell’arco di una quindicina di anni e da quelle violenze, dopo, un primo aborto, nacque una bambina. Dopo la denuncia e le indagini, a cui ha fatto seguito anche l’arresto nel dicembre dello scorso anno, per il padre aguzzino, un 53enne originario del basso Salento, oggi è arrivata anche la prima e dura condanna: 30 anni di reclusione e trasmissione degli atti alla procura per le valutazioni sulla condotta processuale della madre della ragazza, quest’ultima oggi trent’enne, che ora vive lontano dai genitori.

Violentata per 15 anni

E’ quanto stabilito nel dispositivo della sentenza emessa in queste ore dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, presieduta da Francesca Mariano, di fronte alla quale è stato incardinato il processo, avviato nel maggio scorso, e che si è svolto a porte chiuse. Una condanna che rispecchia le richieste espresse, nella sua requisitoria, dal pubblico ministero, Stefania Mininni, titolare del fascicolo che aveva per l’appunto chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per l’uomo, finito sotto processo con l’accusa di aver violentato la figlia per 15 anni, da quando la piccola di anni ne aveva appena sette. La ragazza fu costretta ad interrompere una prima gravidanza, all'età di 15 anni, mentre cinque anni dopo portò a termine la seconda dando alla luce una bambina.     

Si è costituita parte civile

La ragazza si è costituta parte civile ed è stata rappresentata in giudizio dall’avvocato Erlene Galasso, del foro di Lecce. L’imputato era difeso invece dai legali Luigi e Alberto Corvaglia che avevano chiesto l’assoluzione e, in subordine, la dichiarazione di intervenuta prescrizione. Le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane e successivamente la difesa valuterà se procedere con il ricorso in corte d'Appello.

Un silenzio lungo 20 anni

Dopo un silenzio e una sofferenza patita per vent’anni, la giovane madre decise di raccontare gli abusi subiti dal padre (i fatti sono riconducibili agli anni che vanno dal 1995 al 2010) fin da quando era solo una bambina. Da quelle violenze, dopo un primo aborto all’età di 15 anni, in seguito ad una seconda gravidanza, frutto di quei rapporti incestuosi, nacque la sua primogenita. La donna trovò il coraggio di sporgere denuncia nei confronti del padre a giugno 2017 e le indagini furono avviate dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni.

L'uomo in silenzio dopo l'arresto

Gli stessi militari, il 14 dicembre del 2018,  diedero esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’uomo firmata dal gip Cinzia Vergine. In occasione dell’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip, l’uomo si avvalse della facoltà di non rispondere. Nel marzo scorso lo stesso gip, Cinzia Vergine, in accoglimento della richiesta del pubblico ministero Stefania Mininni, dispose il giudizio immediato per il 53enne e nel pomeriggio è arrivata la sentenza di primo grado con la condanna a 30 anni.    

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