Sigarette e panini, conquista la fiducia di un 16enne e poi ne abusa

Chiesto il processo per il presunto aguzzino. Fondamentale l’intervento di un sacerdote. Accertate dall'inchiesta altre due vittime, anche queste minorenni

MELENDUGNO - Si era fidato di lui, di quell’amico di famiglia che gli faceva compagnia nei giorni in cui a causa di una frattura al piede non poteva andare a scuola. Si era lasciato conquistare, nell’ingenuità dei suoi 16 anni, da quell’uomo, all'epoca dei fatti con più del doppio della sua età, che gli offriva da mangiare in pizzerie e paninoteche e gli comprava le sigarette. Ma, dopo una settimana, l’amico gli avrebbe presentato il conto per ogni singolo gesto: lo avrebbe portato con l’auto in strade isolate di campagna, nei pressi di Melendugno, per abusare di lui.

Non una volta. Ma per diversi giorni (tra maggio e giugno del 2014) e anche più volte al giorno, rassicurandolo che erano cose normali, “cose di cui non c’era da vergognarsi”. Cose che avevano spogliato il 16enne, privandolo dell’innocenza, della libertà, della gioia, portandolo all’isolamento, alla vergogna e a una profonda solitudine.

Il cambiamento del suo comportamento, però, non passò inosservato ad alcuni suoi amici che chiesero al sacerdote della parrocchia di intervenire. E quell’intervento si rivelò fondamentale, consentendo al ragazzino di uscire dalla quella condizione di plagio e soggezione psicologica. Al resto ci ha pensato la magistratura che, durante le indagini, ha accertato anche altre due vittime: un ragazzo di 14 anni e un altro minorenne che quattordici candeline ancora non le aveva spente. Entrambi sarebbero stati molestati in auto, in due circostanze diverse, nell’ottobre 2013.

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L’inchiesta è arrivata al capolinea. Nei giorni scorsi, il pubblico ministero Maria Consolata Moschettini ha chiesto il processo per il 40enne e l’istanza si discuterà davanti al gup Edoardo D’Ambrosio, durante l’udienza preliminare fissata per il 12 febbraio. A difendere l’imputato ci penserà l’avvocato Giacomo Di Candia.

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