Cronaca

Nipotina molestata due volte da uno zio: i testi del pm potrebbero incastrarlo

E' slittata a gennaio l'udienza per un caso che vede imputato un 74enne della zona di Nardò. Avrebbe abusato della bimba nell'estate del 2011, quando aveva meno di dieci anni. L'uomo ha peraltro una precedente condanna. La presunta vittima ritenuta credibile nella ricostruzione

LECCE – Il prossimo 16 gennaio sarà una data importante. Si stabilirà un primo tassello, forse quello fondamentale, in una torbida vicenda che arriva dai dintorni di Nardò. Quel giorno, infatti, saranno ascoltati i testi del pubblico ministero della Procura di Lecce, Carmen Ruggiero.

L’accusa infonderà forma e sostanza a una vicenda in cui vittima è una bimba. All’epoca dei fatti non aveva nemmeno dieci anni. Era l’estate del 2011. Sarebbe stata molestata in almeno due occasioni da uno zio paterno, 74enne, finito quindi sotto processo con l’accusa di violenza sessuale aggravata. L’uomo avrebbe colto le occasioni propizie per mettere in atto insani e pesanti gesti, difficili anche da raccontare. In realtà, l’udienza si sarebbe dovuta tenere oggi. E’ slittata, però, a causa di un’incombenza di uno dei componenti del collegio. 

Il duro compito di far emergere un quadro di profondo degrado morale, dando corpo a circostanziate denunce, come spesso accade in queste vicende è spettato alla madre, una donna di 43 anni che nell’udienza preliminare s’è costituita parte civile insieme alla bimba, oggi dodicenne, seguito dall’avvocato Massimo Zecca. Anche il padre della bimba è parte offesa, con l’avvocato Francesco Vergine. L’imputato, invece, è difeso dall’avvocato Giuseppe Bonsegna.

Stando alle ricostruzioni svolte fino a questo momento, nel giugno del 2001 l’uomo avrebbe colto la bimba di sorpresa, abbracciandola con forza e tastandola nelle parti intime, nonostante i suoi ovvi tentativi di opporsi. Tutto vano: le forti braccia dell’adulto avrebbero prevalso. Non pago, qualche mese dopo il 74enne sarebbe tornato alla carica.

Il secondo episodio contestato risale, infatti, all’agosto dello stesso anno. Ancora una volta, l’uomo avrebbe stretto con forza la nipotina, tenendole fermo il polso e obbligandola quindi a palpeggiarlo in basso. Entrambi gli episodi sarebbero avvenuti in ambienti di pertinenza dell’abitazione dello zio, in una marina di Nardò.

A compromettere ulteriormente il già pesante quadro indiziario dell’imputato c’è un altro fatto. Nel 2005 è già finito sotto processo per casi analoghi, con una condanna a un anno di reclusione. Pena scontata ai domiciliari, da cui è pure uscito anticipatamente. Insomma, sarebbe anche recidivo nella condotta. Un elemento che concorrerà nell’eventuale formulazione di una condanna.

La perizia del consulente tecnico d’ufficio, tra l’altro, sembrerebbe inchiodarlo alle sue responsabilità anche nel caso ora oggetto d'esame, perché la nipotina, all’atto dell’ascolto, è stata definita “estremamente lucida, chiara, precisa, logica, dettagliata”. Insomma, il suo racconto è apparso credibile e non certo frutto di fantasia. Si ripartirà da qui, dunque, nel delicato processo che si sta svolgendo davanti alla prima sezione collegiale del Tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Gabriele Perna. E a gennaio, nel dibattimento, emergeranno molto probabilmente altri dettagli che definiranno meglio i contorni di quest'ennesima, triste storia di abusi su minori.  

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