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Visione "pirata" della pay tv, la società scarica su "dipendenti infedeli"

Mentre l'inchiesta dei finanzieri della sezione della Procura prosegue, la Wi-Net di Carmiano si difende. Titolare e soci sono fra gli indagati, ma l'avvocato Francesca Conte ritiene che tutta la vicenda sia avvenuta loro malgrado

LECCE – Mentre l’inchiesta sulla visione “pirata” della tv satellitare in provincia di Lecce prosegue, la Wi–Net srl di Carmiano si dichiara estranea a tutti i fatti. E’ proprio la società al centro della lente della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza di Lecce. Ma la linea difensiva è chiara: sarebbero dipendenti infedeli gli artefici di tutto, all’insaputa degli stessi vertici.

A parlare per conto dei soci di Wi-Net, è l’avvocato Francesca Conte. Secondo la quale la ditta sarebbe stata “coinvolta, suo malgrado, nello scandalo attinente alla carte clonate di Sky”.

“Nel ribadire l’assoluta fiducia nell’operato della magistratura inquirente di Lecce – commenta l’avvocato Conte -, evidenzio l’assoluta estraneità della società da me difesa, e dei suoi soci, alla vicenda penale in essere, frutto del comportamento truffaldino di dipendenti infedeli”.

“E’ interesse della Wi–Net srl che venga fatta chiarezza in ogni sede affiché la specchiata immagine della società, che si è sempre distinta sul mercato di riferimento per professionalità e serietà, ne esca ulteriormente rafforzata ed i colpevoli rispondano innanzi all’autorità giudiziaria competente del loro operato”, conclude il legale.

La vicenda emersa nei giorni scorsi, con l’iscrizione dei primi indagati, ha fatto molto rumore, vista la materia al centro. Diversi clienti sarebbero riusciti a ottenere ad appena 10 euro il pacchetto completo di Sky.

Fra gli indagati, per il momento, vi sono M.C., 35enne di Carmiano, titolare dell’azienda di servizi informatici,  gli altri quattro soci (D.D.L., 34enne; I.P., 42enne; C.P., 36enne, tutti di Carmiano, e R.N., 35enne di Novoli); più F.M., un 54enne di Leverano,  che si sarebbe occupato dell’attivazione e della riscossione dei pagamenti “in nero” del servizio. Ma se “regista” di tutto, secondo le contestazioni dei finanzieri e del pubblico ministero Maria Rosaria Micucci, che ha in mano il fascicolo, sarebbe proprio il titolare, diversamente sostiene la difesa, ritenendo com’egli e gli altri soci sarebbero, piuttosto, vittime stesse della vicenda.

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