Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Voto di scambio a Gallipoli? Sette gli indagati in un'inchiesta che scuote la città

A dare avvio alle indagini la denuncia di un pregiudicato, corredata da registrazioni e foto. Le indagini affidate al nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza

LECCE – Soldi, un fiume di denaro, per influenzare l’ultima tornata elettorale a Gallipoli. L’ipotesi del voto di scambio, secondo il copione classico della Prima Repubblica, in un’inchiesta che potrebbe trasformarsi in un vero terremoto giudiziario e che, da Palazzo Balsamo, rischia di far tremare la “città bella”. 

A dare avvio all’inchiesta la denuncia di un pregiudicato ai carabinieri di Gallipoli, corredata da foto e registrazioni. A coordinare l’inchiesta, tanto complessa quanto delicata, il procuratore della Repubblica Antonio De Donno. Le indagini sono state invece affidate dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza di Lecce, guidati dal colonnello Francesco Mazzotta (uno degli ufficiali più preparati e competenti tra quelli in servizio), che con la sua esperienza e il suo fiuto investigativo dovrà scandagliare a fondo il passato recente della vita politica gallipolina per stabilire eventuali illeciti e brogli. Le fiamme gialle hanno già eseguito una lunga serie di verifiche, riscontri, ascolti e acquisizioni. Sette i nomi già finiti nel registro degli indagati.

Il sospetto, saranno le indagini a trovare eventuali riscontri (gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo senza però smentire quanto ipotizzato), è che qualcuno abbia stanziato un cospicuo budget per “influenzare” il voto per l’elezione del sindaco nel ballottaggio dello scorso 19 giugno. Un “deus ex machina” che, avvalendosi di figure politiche e galoppini pronti ad agire sul campo, avrebbe cercato di spostare l’ago della bilancia delle elezioni. Cinquanta euro per un voto, questo il sospetto, documentato con tanto di foto realizzata con lo smartphone.

Nessuno dei quattro candidati (Minerva, Fasano, Quintana e Provenzano) riuscì a passare al primo turno, innescando una serie di “sostegni” più o meno dichiarati. Fu Stefano Minerva a essere nominato ufficialmente il nuovo sindaco di Gallipoli il 25 giugno, dopo giorni di polemiche, accuse tra schieramenti contrapposti, conteggi e verifiche. A decretare la vittoria del candidato del Pd e del Centrosinistra nel turno di ballottaggio furono 5.810 voti (pari al 51,23 per cento), con uno scarto di sole 280 preferenze sul candidato di Gallipoli Futura, Flavio Fasano.

Quella gallipolina sembra un’inchiesta che affonda le radici nella storia di un meridione in cui, per superficialità e disperazione, si svende il proprio voto per 50 euro, divenendo complici di un malaffare che si intreccia con la politica. Sembrano lontani i tempi delle promesse di lavoro, quando il voto di scambio era più redditizio. Poi, ci sono state le bollette pagate e i telefonini, fino ai buoni benzina di leccese memoria. Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, O’Comandante, il sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. 

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