Xylella, il M5S chiede le dimissioni di Martina: "Inidoneo al mandato"

Depositata una mozione di sfiducia che porta come prima firmataria la senatrice Daniela Donno, leccese, capogruppo in commissione Agricoltura. "Invece di ascoltarci hanno preferito la mattanza degli ulivi ma le nostre tesi oggi sono avvalorate dalla magistratura"

Il ministro Martina accanto a Silletti in una recente visita a Lecce.

ROMA – Il Movimento 5 Stelle invoca le dimissioni immediate del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, tacciandolo di “manifesta inidoneità allo svolgimento delle mansioni connesse al suo dicastero”. Al centro della controversia, la gestione dell’emergenza Xylella. I pentastellati hanno da poco depositato una mozione di sfiducia che porta come prima firmataria la senatrice Daniela Donno, leccese, capogruppo in commissione Agricoltura.

Ma il M5S nella vicenda vi sarebbero stati “molteplici errori di valutazione, conduzione e coordinazione” sul caso “che enucleano gravi responsabilità politiche, amministrative e omissive di controllo”. “Tali imperizie e incompetenze – dicono ancora gli esponenti del Movimento -, reiterate nel tempo, impongono al Parlamento di esprimere la definitiva revoca dal suo incarico”.

La bufera nasce ovviamente a margine dell’inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura di Lecce. La senatrice Donno ritiene che proprio tali risvolti, che includono tra gli indagati lo stesso commissario straordinario Giuseppe Silletti, rendono impossibile per Martina il proseguimento dell'incarico.

“Lo abbiamo detto in tutte le sedi parlamentari”, aggiunge la senatrice. “Ci siamo opposti al taglio degli alberi nei terreni in Puglia. Non c’è stata una ricerca specifica sul disseccamento degli ulivi. La Xylella – è convinta - non era la causa principale, né tantomeno l’abbattimento degli alberi era il rimedio. Ma il governo ha preferito fare la mattanza degli alberi invece di indagare a fondo sulla questione”.

“Ci hanno chiamato complottisti – aggiunge - ma le nostre tesi oggi sono avvalorate dalla magistratura. Adesso anche l'inchiesta della Procura di Lecce mette in luce una serie di errori di valutazione e di inadempienze compiute nel portare avanti il piano di contrasto alla cosiddetta ‘emergenza Xylella”.

“Continueremo a vigilare e a portare avanti la nostra battaglia, sia sul terreno al fianco del Popolo degli ulivi, sia nelle sedi giudiziarie più opportune, in quanto parte lesa. Abbiamo prodotto l’atto politico della mozione di sfiducia ma – conclude - non escludo di presentare, nelle prossime settimane, anche un esposto in Procura”.

Tutto questo alla luce, però, anche di una sorta di braccio di ferro che continua inesorabile. La Commissione europea, infatti, nei giorni scorsi ha rinnovato tramite il portavoce del commissario Vytenis Andriukaitis la richiesta di una “rapida ed efficace azione da parte delle autorità italiane per salvare le piante sane ed evitare di diffondere la Xylella in Italia e in Europa”, sottolineando, come riportato dall’Ansa che ha ripreso la nota, come vi siano al momento “indicazioni di comunicazioni di dati sbagliati a Bruxelles dalle autorità italiane”, senza commentare “le decisioni della magistratura locale”.

Sull’Italia, peraltro, pende già una procedura d'infrazione per la mancata applicazione delle le misure dell’Unione contro il batterio, “una delle malattie più pericolose per le piante e con un serio impatto economico”.

Intanto, Fabio Ingrosso, presidente di Copagri (Confederazione produttori agricoli), chiede che non si rompa il fronte comune per combattere il batterio e rilanciare l’economia e l’immagine del territorio. “Non ha alcun senso dividersi tra favorevoli e contrari ai provvedimenti che la magistratura salentina ha adottato cercando di colmare una vera e propria lacuna lasciata sul campo dalla politica che per lunghi anni non è stata in grado di trovare soluzioni degne di questo nome”.

Copagri rilancia quindi la strategia della ricerca come unica soluzione, “perché se è vero, com’è vero, che il batterio non aspetta i tempi della Giustizia italiana è altrettanto vero che non è immaginabile che la soluzione di ogni cosa stia nell’eradicazione delle piante”.

“Solo lo studio con le sue regole può dare risposte concrete in grado di evitare tragici errori ai quali non si potrà più porre rimedio”, aggiunge Inrosso. “Un problema complesso va affrontato in maniera complessa poiché le semplificazioni aiutano solo chi preferisce scorciatoie che non hanno fondamenti”.

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“Il Salento è una cosa seria – conclude - e sarebbe bene che ogni presa di posizione ufficiale fosse ponderata senza frettolosi passi in avanti che non aiutano a comprendere e a risolvere. Siamo tutti preoccupati, ma non si può dare l’impressione che in Puglia si possa sopportare una contrapposizione tra aree territoriali lasciando solo sul Salento il peso di una tematica che ha ricadute continentali”.

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