Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Xylella, per i consulenti della Procura quella locale è una specie peculiare

C’è un aspetto interessante che emerge sul caso: sarebbe presente sul posto la sottospecie "pauca", ma diversa dalle altre. E' possibile che arrivando il batterio da più località e da molto tempo, abbia subito modificazioni. E intanto Casili rilancia: "Servono potature fitosanitarie frequenti"

LECCE – C’è un aspetto interessante che emerge sul caso della Xylella. Lo riporta l’Ansa, citando la documentazione prodotta da Giuseppe Surico e Francesco Rinaldi, i consulenti incaricati dalla Procura di verificare il fenomeno nel Salento, una vicenda per la quale sono indagati in dieci, fra cui proprio Giuseppe Silletti, il commissario (dimissionario) delegato a fronteggiare l’emergenza.

A quanto, pare, la specie locale è diversa da tutte le altre rilevate fino a oggi. I dati che loro hanno raccolto, secondo quanto riporta l’agenzia, confermerebbero la specie batterica Xylella Fastidiosa “assegnabile alla sottospecie pauca”. Ma con una particolarità: "La sottospecie presente nel Salento è assolutamente peculiare, diversa da ogni altra pauca di cui si ha finora conoscenza. Tale peculiarità è in massima parte dovuta al numero e al tipo di piante che sembra attaccare nel Salento”.

Ammettendo che il contagio arriva dalla Costa Rica, è probabile però che nell’habitat locale il batterio possa aver manifestato “un più elevato potere fitopatogeno”. Si può anche ipotizzare, ed è la conclusione dei consulenti, che possano essere avvenute introduzioni di Xylella anche da altre località e che, essendo arrivata molto tempo addietro (si era già detto che forse esiste in loco da un ventennio) tanto “da aver avuto il tempo di subire modificazioni genetiche”.

Non c’è in realtà un dato univoco. “Le ipotesi – spiegano loro stessi - potrebbero essere queste e altre ancora, tutte da studiare, ma soprattutto è da verificare se effettivamente nel Salento sono presenti popolazioni diverse, come sembrano indicare taluni dati raccolti dagli stessi ricercatori in Puglia e mai da essi, inspiegabilmente, adeguatamente commentati”. E in sostanza, concorrerebbero nel disseccamento più fattori, fra cui, per esempio, anche i funghi xilofagi, così come diversi potrebbero essere trasportatori della malattia, fra cui “tutti gli insetti che si alimentano di liquidi xilematici”.

E chi oggi torna a parlare del caso è anche il consigliere del Movimento 5 Stelle Cristian Casili, agronomo di professione, fra coloro che sono stati ad oggi attivi nel combattere una strenua battaglia per bloccare il taglio degli alberi d'ulivo. Oggi Casili ricorda che “non si sprecheranno più soldi pubblici dietro inutili interventi di eradicazione” e invoca la nascita di un “gruppo di lavoro indipendente che si prefigga obiettivi ricognitivi e indagini specifiche sulle evidenze multidimensionali del fenomeno”.

Sulle soluzioni per fermare il problema ha anche idee chiare: “Dovranno essere effettuati  monitoraggi costanti in campo e sapere  a quale distanza effettuare il taglio del ramo o della branca; a tal proposito sarà importante definire la velocità di movimento dell’inoculo sia esso fungino o batterico.”

Importante a suo avviso è il ricorso a potature fitosanitarie frequenti, ogni tre o quattro mesi, e non ogni due anni come prevedeva il piano Silletti. “Il governo regionale deve quindi canalizzare le risorse in questo senso, formando sul campo giovani esperti potatori e tecnici creando così anche occupazione.” Secondo il consigliere pentastellato è inoltre“necessario investire sulla qualità e il ripristino della fertilità e microbiologia dei nostri suoli puntando sul riutilizzo in agricoltura delle acque reflue salvaguardando così le nostre falde a rischio inquinamento e salinizzazione.”

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